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  • giovedì 7 febbraio 2013

La crisi di governo in Tunisia

Le foto delle nuove proteste di oggi: il primo ministro vuole formare un governo tecnico ma il partito islamico di maggioranza non è d'accordo

Da questa mattina i manifestanti hanno cercato di assaltare la sede del ministero degli Interni di Tunisi e ci sono stati scontri contro la polizia che, con l’uso di gas lacrimogeni, ha cercato di disperdere la folla. A Gafsa, nel sud del paese, ci sono stati almeno sette feriti, secondo alcune fonti locali. L’Unione Generale dei Lavoratori di Tunisi (UGTT), il principale sindacato del paese, ha indetto uno sciopero generale per venerdì 8 febbraio, giorno in cui ci saranno anche i funerali di Chokri Belaïd, il leader dell’opposizione di sinistra del Fronte Popolare ucciso mercoledì 6 febbraio. Secondo alcuni esponenti del sindacato, il segretario generale della UGTT avrebbe ricevuto delle minacce di morte, dopo aver proclamato lo sciopero generale, che in Tunisia non viene indetto da 34 anni. Anche avvocati e giudici hanno indetto uno sciopero di due giorni, in segno di protesta, dopo l’uccisione del politico tunisino.

La situazione è instabile anche a livello politico, dopo che il partito di governo Ennhda si è opposto alla proposta del suo leader Hamadi Jebali, e primo ministro, di sciogliere il governo in carica e formarne uno nuovo di unità nazionale formato da tecnici, con un «mandato limitato per gestire gli affari del paese fino alle elezioni, che dovranno svolgersi il prima possibile». Il vicepresidente di Ennahda, Abdelhamid Jelassi, ha detto che Jebali non si è consultato con il partito prima di fare l’annuncio, e ha sostenuto che il paese ora ha bisogno di avere un governo politico, e non tecnico come suggerito da Jebali.

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In seguito all’uccisione a Tunisi avvenuta mercoledì 6 febbraio di Chokri Belaïd, il leader dell’opposizione di sinistra del Fronte Popolare, e alle manifestazioni di protesta nella città, il primo ministro della Tunisia ha annunciato le dimissioni del proprio governo per formarne uno nuovo di unità nazionale. Nel corso di un discorso tenuto alla nazione, Hamadi Jebali, del partito islamico moderato di Ennahda, ha spiegato che il nuovo governo sarà formato da un gruppo di tecnici e che avrà il compito di guidare il paese fino alle prossime elezioni, da tenersi “il prima possibile”. In precedenza il primo ministro aveva provato ad attuare un rimpasto di governo, senza però mettere d’accordo i partiti.

A Tunisi mercoledì diverse centinaia di manifestanti sono scese in piazza per protestare contro l’assassinio di Belaïd, ucciso con alcuni colpi di pistola mentre stava uscendo di casa. I sostenitori di Belaïd si sono scontrati con la polizia, che ha utilizzato i gas lacrimogeni e ha effettuato alcune cariche per disperdere la folla. Decine di persone sono state arrestate dagli agenti per una serie di accertamenti. Quattro gruppi di opposizione, tra i quali anche il Fronte Popolare, hanno annunciato di volere lasciare il Parlamento e hanno chiesto uno sciopero nazionale.

Come spiegano su Al Jazeera, Belaïd negli ultimi mesi era stato molto critico nei confronti del governo tunisino e di alcuni partiti che lo sostenevano, a partire da Ennahda, il primo partito del paese, di orientamento islamista moderato. Aveva anche denunciato la scarsa attenzione delle forze dell’ordine per fermare le violenze e le scorribande degli ultraconservatori, che avevano preso di mira diverse iniziative culturali ritenute non conformi alla loro stretta interpretazione dell’Islam.

Il presidente tunisino, Moncef Markouzi, ha interrotto il proprio viaggio in Francia e ha cancellato la visita in Egitto programmata per giovedì 7 febbraio. Ha annunciato che la Tunisia continuerà a “combattere contro i nemici della rivoluzione” e a contrastare chi vuole impedire la pacifica transizione del potere nel paese.

foto: KHALIL/AFP/Getty Images

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