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  • mercoledì 28 novembre 2012

Quando chiudono i giornali

Nel senso dell'orario in cui vanno in stampa ogni sera: come la crisi e Internet stanno cambiando abitudini consolidate

di Arianna Cavallo – @ariannacavallo

Da molto tempo nel giornalismo italiano si discute della possibilità che i quotidiani anticipino l’orario di chiusura delle redazioni. Oggi se ne è occupato Italia Oggiraccontando che la Stampa adotterà a breve l’orario anticipato e che questo cambiamento è in discussione anche al Corriere della Sera, alla Gazzetta dello Sport e a Repubblica.

Italia Oggi ha spiegato che il cambiamento è dovuto alla necessità di tagliare i costi di produzione dei quotidiani e porterà anche a un maggiore investimento sulle versioni online dei giornali, dove verranno impiegati i redattori e i grafici finora impegnati nel lavoro notturno di chiusura del giornale. I siti dei grandi quotidiani si arricchiranno così di nuovi contenuti e, secondo Italia Oggi, potrebbero diventare almeno in parte a pagamento. Un altro cambiamento è legato al ripensamento delle diverse funzioni tra i giornali cartacei – che col tempo saranno maggiormente dedicati all’analisi e all’approfondimento – mentre le versioni online si occuperanno maggiormente delle notizie.

Al momento le redazioni chiudono i giornali piuttosto tardi, di solito verso le 23:30, un po’ per consuetudine, un po’ per essere il più aggiornati possibile sulle notizie del giorno dopo. I giornalisti consegnano tutti gli articoli prima delle 22, dopodiché il giornale viene chiuso e mandato in stampa. Spesso però non si tratta dell’unica versione: può accadere che durante la notte ci siano sviluppi sulle notizie pubblicate e i giornalisti chiedano di fare modifiche, correzioni o aggiornare i loro articoli: la cosiddetta ribattuta. Fino a una decina di anni fa aggiornare una notizia dopo la prima edizione era la norma. Nel corso della notte venivano stampate diverse edizioni del giornale, l’ultima solitamente intorno alle due.

Ogni volta che si decide di apportare una modifica al giornale e realizzare una nuova edizione, bisogna comporre una nuova lastra – ovvero la matrice del giornale che verrà stampato – fermare le rotative e poi farle ripartire stampando la nuova versione, un’operazione decisamente costosa. Inoltre maggiore è il numero di ribattute, maggiore è anche il tempo di lavoro dei tipografi, ai cui devono essere pagati gli straordinari. Senza contare i disagi che le ribattute comportano alla distribuzione del giornale: i camion che trasportano i quotidiani nelle edicole saranno costretti a mettersi in moto a orari diversi, rendendo il tutto più difficoltoso e rischiando di partire tardi. Questo significa anche che i lettori leggono copie dello stesso giornale leggermente diverse tra loro: solitamente la prima edizione, la meno aggiornata e accurata, viene distribuita nelle zone più periferiche o quelle in cui il quotidiano è meno letto, mentre le ultime, più accurate e aggiornate, arrivano nelle grandi città o nelle zone in cui il giornale è più diffuso.

Negli ultimi tempi però le cose stanno cambiando: la tendenza in tutte le redazioni è anticipare l’orario di chiusura della prima edizione e di ridurre il numero delle ribattute, realizzandole solo in occasioni eccezionali. Da un anno e mezzo il Giornale ha anticipato l’orario di chiusura della prima edizione dalle 23:30 alle 22:30, con la possibilità di tenere aperte – e quindi modificare – alcune pagine (di solito non più di due) entro le 23:00. Accade di norma nelle sere delle partite di Champions League e campionato, così da dare il risultato finale, oppure in presenza di eventi politici ed economici particolarmente importanti. Dalle 22:30 a mezzanotte vengono realizzate eventuali modifiche al giornale, che vanno a confluire in un’unica lastra che costituirà la seconda edizione del giornale. Oltre quest’orario non si stampa più, a meno ovviamente di casi eccezionali. In redazione resta comunque un presidio notturno di giornalisti, che lavora alle ribattute e in caso di notizie urgenti e impreviste.

Alla Stampa entrerà in vigore il nuovo orario di chiusura il 3 dicembre. I giornalisti dovranno consegnare i loro articoli entro le 21:30 mentre le ribattute saranno molto rare e la loro opportunità verrà valutata di volta in volta dal caporedattore centrale di Torino o dal direttore. In questo modo la rotativa non verrà fermata quattro o cinque volte per notte ma soltanto in casi di eccezionale importanza, con notevoli risparmi di soldi e tempo. Oltre al fattore economico, inoltre, il giornale si allinea a una tendenza già affermata nel resto d’Europa, dove i quotidiani chiudono molto prima rispetto all’Italia, e porta a un cambiamento nella realizzazione del cartaceo, che sarà sempre più dedicato al commento e all’approfondimento mentre l’aggiornamento costante delle notizie sarà prerogativa della versione online.

Da tre anni Repubblica chiude la prima edizione del giornale verso le 23:00 – prima la chiusura avveniva più tardi – con una deroga per l’aggiornamento delle notizie sportive, di circa 15-20 minuti. È prevista la possibilità di ribattere il giornale altre due volte, verso mezzanotte e poi tra l’una e trenta e le due di notte. Ovviamente sono previste delle eccezioni come nel caso delle elezioni o di importanti vertici a Palazzo Chigi. Il progetto di cambiamento è ancora in discussione.

Al Corriere della Sera il comitato di redazione sta discutendo se anticipare l’orario di chiusura di un’ora, passando dalle 23:30 attuali alle 22:30. Anche in questo caso però, al di là dell’eventuale modifica nei tempi, il cambiamento è già in corso e riguarda sostanzialmente la progressiva diminuzione del numero delle ribattute. Già adesso vengono realizzate soltanto per grandi eventi, come per esempio i risultati delle elezioni americane, che sono spesso programmabili e prevedibili dalla redazione. Anche in questo caso la riduzione delle edizioni e degli aggiornamenti comporta un nuovo modo di fare giornalismo: ci sarà maggiore integrazione tra la redazione online e quella cartacea e il sito web assumerà maggiore centralità.

foto: GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

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