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  • venerdì 23 Novembre 2012

Peggiorano i guai dell’Argentina?

Un giudice di New York ha deciso che deve pagare oltre un miliardo di dollari ad alcuni fondi speculativi che non accettarono le condizioni offerte dopo il default del 2001

Ieri un giudice distrettuale di New York, Thomas Griesa, ha stabilito che il governo argentino deve pagare alcuni possessori di titoli di stato che non accettarono la ristrutturazione successiva al default del 2001, in un processo che potrebbe costituire un importante precedente per i casi simili.

Quando negli ultimi giorni del 2001 venne dichiarato il default da circa 100 miliardi di dollari, gli investitori stranieri abbandonarono lo Stato e il flusso di capitali verso l’Argentina cessò quasi completamente. Il governo si trovò così ad affrontare il compito di ristrutturare il debito. Nel 2005 e nel 2010 emise quindi nuovi titoli di stato: il 76 per cento dei titoli oggetto di default vennero rimpiazzati da altri con un valore nominale molto più basso e con scadenza più lunga (trentennale). L’Argentina decise di risarcire solo i creditori che avevano accettato lo scambio tra questi nuovi bond e quelli precedenti, ma non quelli che avevano optato per un pagamento pieno.

Tra questi ultimi, uno dei più importanti è il fondo di investimenti speculativo NML, controllato dalla Elliot Management di proprietà del miliardario statunitense Paul Singer, che non aveva aderito alla ristrutturazione del debito insieme a diversi altri hedge fund statunitensi. Questi scelsero invece di ricorrere alla giustizia statunitense per riavere i propri soldi. Secondo la sentenza di ieri, l’Argentina deve pagare loro gli 1,3 miliardi di dollari di titoli di stato che possiedono. Poche settimane fa, una nave di addestramento della marina argentina è stata sequestrata in Ghana dopo che un giudice di quel paese ha deciso in favore di una richiesta di NML Capital.

Il governo argentino ha definito la sentenza di New York «colonialista» e ha annunciato l’intenzione di fare ricorso alla Corte suprema, per ribadire che non effettuerà i rimborsi. Il ministro dell’Economia Hernan Lorenzino ha spiegato che adeguarsi alla sentenza andrebbe contro gli interessi di chi invece ha accettato i bond ristrutturati, quasi il 93 percento dei possessori. Il giudice federale Griesa ha respinto queste argomentazioni precisando che chi aveva aderito alla ristrutturazione era al corrente del fatto che altri non avrebbero preso la stessa decisione.

La sentenza di ieri sera potrebbe costituire un precedente per gli altri creditori che non hanno accettato lo swap. Inoltre, entro il 15 dicembre è previsto il pagamento degli interessi ai proprietari dei bond ristrutturati per 3,1 miliardi di dollari. Se la decisione di Griesa venisse confermata dalle corti di appello e l’Argentina continuasse a non voler pagare, la giustizia statunitense potrebbe bloccare i pagamenti anche a chi ha accettato la ristrutturazione del debito.

L’Argentina si trova da tempo in una situazione critica: dopo aver superato il default di dieci anni fa l’economia argentina è riuscita a crescere ma non ha mai più raggiunto i livelli precedenti. Nell’ultimo anno, la spesa pubblica è cresciuta in maniera esponenziale, così come l’inflazione, che diversi esperti stimano sia oltre il 25 percento (il governo non fornisce più da tempo cifre affidabili). Questo ha spaventato molto la popolazione, che negli ultimi tempi è scesa in piazza diverse volte per protestare contro il governo guidato da Cristina Kirchner.

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Foto: Il ministro dell’Economia argentino, Hernan Lorenzino.
DAMIAN DOPACIO/AFP/Getty Images