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  • lunedì 17 Settembre 2012

Ancora proteste anti-americane

Manifestazioni e scontri in Afghanistan, Indonesia e Pakistan, dove due manifestanti sono morti, e il capo di Hezbollah ha detto che andranno avanti tutta la settimana

Aggiornamento delle 17.30
A Kabul, la capitale dell’Afghanistan, gli scontri iniziati questa mattina tra i manifestanti e la polizia si sono intensificati quando sono stati incendiati negozi e auto. Ayoub Salangi, il capo della polizia, ha detto che una cinquantina di poliziotti sono stati feriti, dopo alcuni scontri a fuoco. E sono stati incendiati anche alcuni edifici governativi nel distretto di Upper Dir. Due manifestanti sono morti in Pakistan, uccisi dalla polizia a Warai, nel nord del paese, tra circa 800 persone, mentre a Peshawar circa tremila studenti hanno urlato slogan contro gli Stati Uniti. A Giacarta, la capitale dell’Indonesia, circa quattrocento persone stanno manifestando davanti all’ambasciata americana: il gruppo del Fronte dei difensori islamici ha fatto sapere che le proteste continueranno «finché l’amministrazione americana non metterà in pratica un’azione legale contro i responsabili del film su Maometto». In Libano, il partito Amal Movement, il più grande gruppo politico sciita del paese, ha fatto sapere di condividere il messaggio del leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah, in cui ha annunciato che che saranno organizzate proteste per tutta la settimana. Il leader di Hezbollah è apparso in pubblico a Beirut. Non succedeva dal 2006, da quando è iniziata la sua latitanza, dopo la guerra contro Israele. Scrive l’Associated Press che il cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto che le autorità tedesche stanno valutando la possibilità di vietare la proiezione pubblica del film su Maometto che ha scatenato le proteste nei paesi musulmani, per non mettere in pericolo la sicurezza pubblica, mentre la censura totale del film non è stata presa in considerazione. Fawzi Abdel A’al, il ministro dell’Interno della Libia, ha detto che il governo ha licenziato i capi della polizia per l’attacco all’ambasciata americana a Bengasi. Hassan Bou Hmida sarà il capo della sicurezza della città. Abu Yadh, uno dei leader del gruppo dei Salafiti che sostengono le proteste anti-americane, è rinchiuso nella moschea di El Fateh a Tunisi, la capitale della Tunisia. La moschea è circondata dalla polizia che ha deciso però di non fare irruzione.

Anche la settimana che comincia oggi dovrebbe essere, seppure con meno intensità della precedente, una settimana di manifestazioni e proteste anti-americane nel mondo arabo. Le proteste sono state innescate dal film “satirico” sulla vita di Maometto, dopo la diffusione del suo trailer di 14 minuti su Internet: spesso violente, hanno coinvolto la Libia, l’Iraq, l’Indonesia, il Qatar, il Kashmir, l’Egitto, lo Yemen, la Tunisia, l’Egitto, la Giordania, il Sudan. In Sudan, Tunisia e Libano ci sono stati gli incidenti più gravi, la settimana scorsa. In Libia sono stati uccisi quattro diplomatici statunitensi tra cui l’ambasciatore l’ambasciatore Christopher J. Stevens, ma si sospetta che in quel caso l’attacco sia stato premeditato e non conseguenza delle proteste.

Libano
Hasan Nasrallah, il capo di Hezbollah, gruppo armato libanese sciita, ha annunciato in un messaggio video che ci saranno proteste e manifestazioni per tutta la settimana e che i musulmani «non resteranno in silenzio di fronte a questo insulto», riferendosi al film su Maometto. Nasrallah ha spiegato che le proteste non saranno soltanto contro le ambasciate americane ma serviranno a mettere pressione ai governi dei paesi musulmani che appoggiano gli Stati Uniti. Il film, secondo Nasrallah, rappresenta un insulto «senza precedenti», peggio del romanzo di Salman Rushdie, I Versetti Satanici, o delle vignette pubblicate da un giornale danese nel 2005. Le prime manifestazioni potrebbero esserci oggi pomeriggio in un sobborgo di Beirut, la capitale.

(La foto “vergognosa” di Sydney)

Afghanistan
Circa quattromila manifestanti stanno protestando da stamattina di fronte alla base militare di Camp Phoenix, alla periferia di Kabul, contro il film su Maometto. Sono state tirate pietre contro la base militare e sono stati urlati slogan anti americani, ha detto Ayoub Salangi, il capo della polizia. Nessuno sarebbe rimasto ferito negli scontri che ci sono stati dopo il lancio delle pietre. La polizia ha deciso di non sparare contro i manifestanti, anche se circa 40 poliziotti sono stati feriti e alcune auto sono state incendiate. Le ambasciate degli Stati Uniti e della Gran Bretagna sono state bloccate dalle forze dell’ordine, dopo le violenze che ci sono state vicino alle abitazioni in cui risiedono molti funzionari diplomatici, a est della città.

Pakistan
Due persone sono state uccise ieri a Karachi, nella regione del Sindh, e molti sono stati i feriti per le proteste che ci sono state in tutto il paese. I manifestanti hanno bruciato le bandiere statunitensi e le foto del presidente, Barack Obama, al consolato. I manifestanti sono riusciti a sfondare i blocchi della polizia e hanno lanciato pietre contro l’edificio. Le proteste continueranno anche oggi al consolato americano di Karachi, ha annunciato il gruppo Islami Jamiat Talaba. Nella città di Lahore si sono radunate invece circa seimila persone, anche se la manifestazione rimane pacifica mentre Jamaatud Dawa, il leader di Hafiz Saeed, un’organizzazione terroristica, ha annunciato che ci sarà nei prossimi giorni una marcia verso Islamabad per protestare contro il film e gli Stati Uniti.

Indonesia
Sono in corso degli scontri a Giacarta, la capitale del paese, davanti all’ambasciata statunitense tra i manifestanti e la polizia. Un agente è stato portato via dagli altri dopo essersi gravemente ferito alla testa. I manifestanti hanno cercato di dare fuoco a un camion, vicino all’edificio. Altre manifestazioni sono in corso nelle città di Medan e Bandung.

(Michele Serra sull'”odio tribale contro gli occidentali”)

Yemen
Dopo le violente proteste degli ultimi tre giorni gli Stati Uniti avevano richiesto al governo locale di poter inviare 50 membri dell’esercito, per proteggere l’ambasciata a Sana’a, la capitale dello Yemen, nonostante il Parlamento avesse votato contro questo provvedimento. Ieri alcuni droni statunitensi, gli aerei senza pilota che regisrano immagini e le comunicazioni, hanno sorvolato la capitale. Questa mattina il governo yemenita ha accettato la richiesta degli Stati Uniti di inviare le truppe dell’esercito. Da questa mattina centinaia di studenti universitari stanno protestando davanti all’ambasciata, nella capitale.

Intanto, gli Stati Uniti hanno deciso di ritirare ieri le proprie missioni diplomatiche in alcuni dei paesi in cui sono in corso le proteste più violente. Tra ieri e sabato sono state evacuate le ambasciate di Tunisi, in Tunisia, e a Khartoum, in Sudan. Il Dipartimento di Stato americano ha chiesto alle famiglie dei diplomatici e al personale non essenziale di lasciare i due paesi e ai cittadini americani è stato chiesto di lasciare la Tunisia su voli di linea. Anche la Germania ha deciso di far tornare in patria una parte dei funzionari diplomatici dalla sua ambasciata in Sudan, dopo le proteste di venerdì scorso.

Ieri sono stati uccisi quattro soldati americani della NATO ad un posto di blocco nel sud dell’Afghanistan. In questo caso però l’attacco dei talebani non era legato alle proteste contro il film su Maometto. Sull’incidente si sta indagando, ma sembra certo che si sia trattato di quello che viene chiamato in gergo inside attack, un attacco compiuto da talebani travestiti da militari afghani o dagli stessi militari afghani. Altri due soldati, britannici, erano stati uccisi venerdì scorso.

foto: AP Photo/Dita Alangkara