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  • domenica 5 agosto 2012

La storia dei 100 metri piani

Le cose da sapere sui record e i protagonisti della finale di stasera

 

Questa sera sono in programma sia le semifinali che la finale della gara più attesa tra quelle di atletica leggera, ovvero i 100 metri piani maschili. I 100 metri piani sono una gara di velocità individuale su un percorso rettilineo: è probabilmente la disciplina più celebre e seguita delle Olimpiadi, il cui vincitore è “l’uomo più veloce del mondo”.

La storia
Le origini di questa disciplina, insieme alla sua importanza, si possono ritrovare già nelle olimpiadi antiche che si svolgevano nell’antica Grecia. A quei tempi la corsa di velocità su rettilineo più breve si chiamava stadion e non era di 100 metri, ma, come suggerisce il nome, della lunghezza di uno stadio, che nel caso di quello di Olimpia, corrispondeva a circa 192 metri attuali.

Nell’epoca moderna, le prime corse di velocità su distanza corta si sono corse nel Regno Unito, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, ma anche in questo caso la distanza non era esattamente 100 metri, bensì 100 iarde, che equivalgono all’incirca a 92 metri. I 100 metri piani, così come li conosciamo, fanno parte del programma olimpico fin dalla sua prima edizione moderna, quella organizzata ad Atene nel 1896, che fu vinta dallo statunitense Thomas Burke con un tempo di 12 secondi. Si tratta di un tempo molto alto, anche per quegli anni, probabilmente dovuto alle condizioni del terreno, che da alcune fotografie d’epoca sembra essere di sabbia e in condizioni pessime.

I record
Il primo record del mondo ufficialmente riconosciuto dall’IAAF (Associazione internazionale delle federazioni di atletica) è stato registrato alle Olimpiadi del 1912 a Stoccolma, quando lo statunitense Donald Lippincott corse i suoi 100 metri in 10”6. All’epoca le registrazioni dei tempi di gara avevano una precisione al decimo di secondo. Solo a partire dal 1977, infatti, i tempi furono registrati con cronometri elettronici, che permettevano una precisione al centesimo di secondo. Il più famoso tra i velocisti di quegli anni fu lo statunitense Jesse Owens, che stabilì diversi record del mondo nel 1936, e che vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino di quell’anno nei 100 metri (ne vinse altre tre: 200 metri, salto in lungo, staffetta 4×100).

La sua vittoria passò alla storia soprattutto per l’alto valore simbolico: Owens infatti era un nero afroamericano e a vederlo correre alle Olimpiadi di Berlino c’era Adolf Hitler. Su questo episodio esiste anche una leggenda metropolitana: Hitler avrebbe lasciato lo stadio per non dover stringere la mano a Owens. In realtà, nel primo giorno delle Olimpiadi Hitler si era congratulato solamente con i vincitori tedeschi: ma il Comitato olimpico internazionale gli disse che si sarebbe dovuto congratulare con tutti o con nessuno, e il dittatore scelse la seconda opzione. Inoltre, negli anni successivi Owens “difese” in qualche modo il comportamento di Hitler, dato che, da parte sua, trovava più importante la discriminazione di cui sentiva di essere vittima nel suo paese, gli Stati Uniti. Ad esempio, subito dopo le vittorie a Berlino nel 1936 non venne ricevuto dal presidente USA (che allora era Franklin D. Roosevelt), come si faceva di solito con i vincitori olimpici.

Il limite dei 10 secondi, considerato per molto tempo un limite difficilmente valicabile, fu superato per la prima volta nel 1968, quando lo statunitense Jim Hines fece segnare un tempo di 9”95, registrato con cronometro elettronico. Il progressivo abbassamento del record continuò negli anni Ottanta, quando lo statunitense Calvin Smith lo abbassò a 9”93 e poi Carl Lewis lo portò fino a 9”86. Nella storia dei record dei 100 metri, il dominio statunitense continuò fino alla fine degli anni Novanta, quando Maurice Greene, nel 1999, fece registrare per l’ultima volta un record statunitense, che durò 6 anni.

(Quanto si può migliorare il record dei 100 metri?)

A partire dal 2005 iniziò invece l’era degli atleti giamaicani. Il primo a migliorare il record mondiale fu Asafa Powell, che il 14 giugno 2005 lo abbassò a 9”77. Lo stesso Powell riuscì ad abbassarlo ancora, due anni dopo, nel 2007 a Rieti, dove lo portò a 9”74. Quel record di Powell non durò però nemmeno un anno, perché il 31 maggio 2008 Usain Bolt, anche lui giamaicano, lo migliorò di 2 centesimi, per poi abbassarlo ancora di più nei successivi due anni, fino al record attuale: 9”58.

I protagonisti di oggi
Questa sera, i protagonisti delle gare saranno quasi certamente in cinque: i giamaicani Usain Bolt, Yohan Blake e Asafa Powell e gli statunitensi Justin Gatlin e Tyson Gay.

(A Londra è arrivato Usain Bolt)

Il favorito è il detentore del record del mondo, nonché detentore del titolo olimpico, Usain Bolt. Ma la sua vittoria non è affatto scontata, sia perché non è dato al 100 per cento della forma, sia perché, negli ultimi tempi, è stato sconfitto dal suo connazionale Yohan Blake, campione mondiale nel 2011, che lo ha battuto nelle prove di qualificazione giamaicane.

Anche i due statunitensi Justin Gatlin e Tyson Gay possono puntare alla vittoria finale. Il primo ha vinto la medaglia d’oro nel 2004 ad Atene, è arrivato primo alle prove di qualificazione statunitensi, battendo lo stesso Tyson Gay, ma soprattutto è l’unico dei cinque ad essersi qualificato per le semifinali con un tempo sotto i 10”. Da ultimo, Bolt dovrà fare attenzione anche al connazionale Asafa Powell, al quale ha rubato il titolo di “uomo più veloce del mondo” nel 2008.

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