I 47 finali di Addio alle armi

Sulla Lettura tutti i tentativi che Hemingway scrisse per il finale del suo secondo libro, ambientato in Italia

Sulla Lettura di oggi, Paolo Beltramin ha dedicato un articolo alla pubblicazione e alla contestualizzazione dei 47 finali inediti (tradotti in italiano da Maria Sepa) del libro di Ernest Hemingway Addio alle armi. Il romanzo, che è il secondo scritto da Hemingway nella sua carriera, uscì nella sua prima edizione americana nel 1929 ed ebbe molto successo.

Questo mese è uscita negli Stati Uniti una nuova edizione critica del romanzo, pubblicato dalla casa editrice Simon & Schuster, che allega i 47 finali inediti che Hemingway aveva scritto prima di trovare quello definitivo. Come scrive Beltramin, i dattiloscritti originali che contenevano i finali inediti erano conservati alla John Fitzgerald Kennedy Library di Boston. In Italia questa edizione critica e ampliata dei finali inediti uscirà per la casa editrice Mondadori, che da sempre pubblica i libri di Hemingway.

Al centro del romanzo c’è la storia d’amore tra il tenente statunitense Frederic Henry, rimasto ferito mentre prestava servizio su un’ambulanza sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, e un’infermiera inglese, Catherine Barkley. I due si innamorano e si frequentano a Milano, durante la convalescenza di Henry, per poi, nel finale, tentare di scappare in Svizzera, verso Losanna, dove Catherine morirà partorendo un figlio nato morto.

Alcuni di questi finali inediti sono di poche righe, altri occupano una pagina intera. Il più breve ha meno di 140 caratteri ed è anche il più disperato: «Questa è tutta la storia. Catherine è morta e tu morirai e io morirò ed è tutto quel che posso prometterti». Il finale numero 34, suggerito all’autore da Francis Scott Fitzgerald, cerca di rendere esplicito il senso universale della storia (e per questo è forse quello meno riuscito): «Il mondo ferisce tutti ma dopo molti si rafforzano là dove sono stati feriti. (…) Quelli che non ferisce, li uccide». Ancora più interessanti i diversi tentativi dell’autore di capovolgere l’esito della vicenda, offrendo un finale più positivo, con il figlio del protagonista che sopravvive al parto.

Addio alle armi è il secondo romanzo di Hemingway e il primo che finisce nelle mani di Fernanda Pivano. È un suo ex professore di liceo, Cesare Pavese, a lasciarglielo in portineria, appena tornato dal confino. Quel libro «letto in una notte», scrive la Pivano, «mi ha fatto scoprire un modo di scrivere e soprattutto di vedere la vita». Un po’ di quel modo di scrivere, e di vedere la vita, è rimasto anche in questi brani scartati, che oggi vengono pubblicati per la prima volta.

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Il fatto che Hemingway avesse lavorato duramente per trovare il finale migliore per Addio alle armi è una cosa nota. Il New York Times, che ha dedicato all’edizione critica pubblicata da Simon & Schuster un articolo all’inizio di luglio, ha scritto che lo stesso Hemingway dichiarò, durante un’intervista rilasciata a Paris Review nel 1958, di aver dovuto scrivere ben 39 finali prima di essere soddisfatto del risultato. Questa è la prima volta, comunque, che i finali vengono pubblicati.

Foto: Keystone Features/Getty Images