Cinque sintomi della “crisi” cinese

Dalle auto ai maiali, perché la Cina non è quella-di-una-volta

Negli ultimi anni ci siamo occupati di crisi economica facendo più che altro riferimento agli Stati Uniti e successivamente all’Europa, dove il sistema della moneta unica è sotto forte stress a causa del forte indebitamento di alcuni stati membri e all’economia che stenta a ripartire. Il problema della crisi è comunque globale e, seppure in misura diversa rispetto agli standard occidentali di questi anni, interessa anche la Cina, una delle economie con il maggiore tasso di crescita. Nel paese sono diminuite le richieste per i prestiti da parte delle aziende, la quantità di beni prodotti è diminuita e secondo autorità e analisti ci sarà una riduzione anche del Prodotto interno lordo (PIL).

Secondo il governo cinese, il PIL nel 2012 crescerà del 7,5 per cento, una cifra per la quale tutti gli stati europei metterebbero la firma, ma poco incoraggiante per un paese come la Cina abituato a una crescita molto più sostenuta. Se confermato a fine anno, si tratterebbe del tasso di crescita più basso dal 1990, anno in cui il paese rimase isolato dopo la dura repressione di piazza Tiananmen. Gli indizi di un progressivo cedimento dell’economia cinese sono numerosi e di vario tipo: su Foreign Policy, Trefor Moss ne ha messi insieme cinque, che vi raccontiamo per immagini, dando un’idea di che cosa potrebbe accadere all’economia cinese nei prossimi mesi.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.