• Mondo
  • Lunedì 11 giugno 2012

“Rajoy ha raggirato i tedeschi”

Secondo El País il prestito internazionale alle banche spagnole è una vittoria del governo e del suo bluff

MADRID, SPAIN - JUNE 10: Spanish Prime Minister Mariano Rajoy addresses the media at the Moncloa palace after requesting financial support from European Union ministers yesterday, on June 10, 2012 in Madrid, Spain. The Eurozone loan, to shore up its distressed banks, is thought to be in the region of 100 billion Euros. (Photo by Denis Doyle/Getty Images)
MADRID, SPAIN - JUNE 10: Spanish Prime Minister Mariano Rajoy addresses the media at the Moncloa palace after requesting financial support from European Union ministers yesterday, on June 10, 2012 in Madrid, Spain. The Eurozone loan, to shore up its distressed banks, is thought to be in the region of 100 billion Euros. (Photo by Denis Doyle/Getty Images)

La Spagna, la quarta economia dell’eurozona, ha chiesto e otterrà un prestito di decine di miliardi di euro dagli altri paesi dell’eurozona. Si parla di circa 100 miliardi di euro, ma la cifra precisa verrà decisa nei prossimi giorni. La decisione si è resa necessaria per ricapitalizzare il sistema bancario spagnolo, in crisi di liquidità. I 100 miliardi di euro di cui si è parlato dovrebbero arrivare da due fondi comuni europei, il vecchio fondo salva-stati EFSF (European Financial Stability Facility) e quello più potente, che il prossimo mese ne prenderà il posto, ossia l’European Stability Mechanism (ESM). Alla Spagna non sono richieste nuove riforme di austerità, a differenza di quanto accaduto in passato con Grecia, Portogallo e Irlanda, principalmente perché nel prestito non è direttamente coinvolto il Fondo Monetario Internazionale.

Sul País di oggi Enrique Gil Calvo scrive che il prestito internazionale è una vittoria del capo del governo spagnolo, il conservatore Mariano Rajoy, che a lungo ha negato che il settore bancario spagnolo avesse bisogno d’aiuto e alla fine ha piegato le resistenze della Germania mettendola improvvisamente davanti al rischio concreto. L’articolo è tradotto in italiano da PressEurop.

È finita un’altra settimana da infarto, segnata da insistenti voci di corridoio su un’imminente richiesta di aiuto a Bruxelles per salvare le banche spagnole, costantemente smentite dal governo in attesa del risultato degli audit. Stavolta però la suspense non è stata accompagnata dai crolli in borsa, ma da rialzi preventivi fino all’8 per cento, segno che i mercati davano per scontata la risoluzione della crisi di Bankia. Soluzione che in effetti è arrivata nel pomeriggio di sabato, quando [il ministro dell’economia Luis] De Guindos ha annunciato che l’Eurogruppo aveva accettato la richiesta spagnola (in precedenza smentita) di un aiuto per le banche. E così abbiamo capito cosa voleva dire la calma borsistica: non eravamo sull’orlo del precipizio e nemmeno alla fine del tunnel, ma semplicemente nell’occhio del ciclone.

Il salvataggio delle banche spagnole arriva mentre attraversiamo il centro della tempesta scatenata dalla crisi dell’euro, appena prima del climax delle elezioni greche che potrebbero sancire la disintegrazione dell’eurozona. La tensione silenziosa dell’occhio del ciclone è stata evidenziata anche dall’atteggiamento di Rajoy. Durante il fine settimana il primo ministro si è clamorosamente eclissato, come se con il suo silenzio volesse trasmettere un messaggio ambivalente: è un salvataggio (qualcosa di negativo di per sé) che ho dovuto chiedere contraddicendomi, ma non è un salvataggio (ma un qualche altro eufemismo), e comunque salverà la Spagna da un tracollo altrimenti inevitabile. Il suo mutismo vuol dire che dopo aver superato la tempesta potremo lamentarci delle conseguenze dell’intervento esterno, ma se non l’avessimo chiesto sarebbe andata molto peggio.

(continua a leggere su PressEurop)

foto: Denis Doyle/Getty Images