• Mondo
  • giovedì 2 Febbraio 2012

Port Said, cosa è successo

Le foto e la ricostruzione degli scontri di ieri in Egitto e perché la giunta militare è accusata della strage: sono morte almeno 74 persone

16.45 – Tutte le partite della massima serie calcistica egiziana sono stati sospesi a tempo indeterminato. In questo canale di UStream si può vedere una diretta delle manifestazioni.

14.59 – Questo è il programma delle manifestazioni di oggi al Cairo, secondo il quotidiano egiziano al-Ahram: i gruppi del tifo organizzato (conosciuti come gli Ultras) delle due maggiori squadre egiziane, al-Ahly e Zamalek, si sono uniti in un unico corteo diretto alla sede del parlamento egiziano. Il gruppo Ultras Alhawy dell’Ahly, uno dei maggiori, è partito dalla sua sede centrale vicino a piazza Tahrir e si è unito al gruppo degli Ultras Cavalieri Bianchi dello Zamalek. A loro si sono unite altre migliaia di persone di diversi movimenti politici. Altri due cortei sono in programma per le 4 del pomeriggio (le tre in Italia) diretti al ministero dell’interno e della difesa.

13.45 – Nel centro del Cairo si sta radunando una grande folla che protesta contro il modo in cui le autorità hanno gestito le violenze di ieri a Port Said. Il governo di transizione e il parlamento egiziano, insediato da una decina di giorni, stanno tenendo riunioni di emergenza. Quella del parlamento si è aperta con un minuto di silenzio. Successivamente, il presidente dell’assemblea Mohamed Saad al-Katatni ha detto che gli scontri sono stati “lavoro del diavolo” e che la rivoluzione egiziana è “in pericolo”. Il primo ministro egiziano Kamal el-Ganzuri ha deciso di sciogliere il consiglio della federazione calcistica egiziana. Il primo ministro ha informato il parlamento che oltre al capo della sicurezza, anche il governatore di Port Said ha rassegnato le dimissioni.

— — —

Almeno 74 persone, secondo il ministero della Sanità egiziano, sono morte ieri nei disordini che sono seguiti a una partita della Serie A di calcio egiziana tra una squadra di Port Said, l’El-Masry, e l’Al-Ahly, una squadra del Cairo che è tra le più celebri dell’Egitto e di tutta l’Africa. Oltre mille sarebbero rimaste ferite. La partita si teneva al Port Said Stadium di Port Said, una città costiera di circa 600.000 abitanti all’estremità settentrionale del Canale di Suez, che dista circa 200 chilometri dal Cairo. Almeno 47 persone sono state arrestate in relazione alle violenze. Oggi il parlamento egiziano terrà una sessione straordinaria per discutere di quanto accaduto, mentre molte forze politiche accusano la giunta militare che governa l’Egitto di pesanti responsabilità: un parlamentare dei Fratelli Musulmani, usciti vincitori dalle ultime elezioni, ha detto che “il motivo di questa tragedia è la deliberata negligenza e assenza dei militari e della polizia”.

La dinamica dell’incidente non è del tutto chiara, ma dopo il terzo gol della squadra di casa c’è stata una prima invasione di campo dei tifosi dell’El-Masry, che si è ripetuta dopo la fine della partita, in cui l’El-Masry ha ottenuto un’imprevista vittoria sull’Al-Ahly per 3-1. Migliaia di tifosi dell’El-Masry hanno invaso il campo e sono andati in direzione della curva dei tifosi ospiti, verso cui avevano lanciato anche diversi oggetti nel corso della partita, attaccando sia i tifosi sia i giocatori ancora presenti sul campo. Le morti sarebbero state causate sia dalle ferite negli scontri, sia per asfissia, mentre la folla di migliaia di tifosi presenti si scatenava il panico.

La polizia presente allo stadio, nei filmati che mostrano l’evento, sembra incapace di reagire e di intervenire per controllare la folla e tenere separate le tifoserie. La strage di Port Said è la più sanguinosa nella storia del calcio egiziano e il numero di morti ne fa una delle peggiori nella storia del calcio mondiale.

Le morti di ieri hanno fatto del 1 febbraio anche la giornata più violenta dall’inizio della rivoluzione egiziana, iniziata il 25 gennaio del 2011. Secondo alcuni attivisti e parlamentari egiziani, come riporta l’Egypt Independent, dietro l’incidente ci sarebbe la pesante responsabilità della giunta militare che comanda in Egitto. La polizia non avrebbe fatto nulla per impedire la violenza, e nella folla dei tifosi dell’El-Masry ci sarebbero stati anche diversi infiltrati. Molti, tra cui un parlamentare di Port Said e giornalisti sportivi, hanno notato la rara e inusuale assenza del governatore della città e del capo della sicurezza di Port Said (che è stato rimosso dall’incarico dal governo dopo la strage) tra il pubblico della partita, e altri hanno collegato l’avvenimento con un discorso tenuto dal feldmaresciallo Tantawi in difesa delle leggi di emergenza come strumento per garantire l’ordine del paese, leggi fortemente contestate nelle ultime settimane nelle manifestazioni che continuano a tenersi nelle piazze dell’Egitto.

Secondo chi sostiene l’intenzionalità totale o parziale dell’incidente, questo sarebbe stato permesso o organizzato per dimostrare che l’esercito è l’unica forza in grado di mantenere l’ordine nel paese, oppure per “punire” le organizzazioni degli ultras dell’Al-Ahly, che sono state in prima fila nelle proteste di piazza della rivoluzione egiziana. Secondo altri, tra cui i membri del governo di transizione e gli esponenti della giunta militare, le cause dell’incidente stanno nella lunga tradizione di violenze legate al calcio in Egitto. Le due squadre avevano una forte rivalità e le rispettive tifoserie si erano scontrate anche nel passato recente.

Ieri sera il feldmaresciallo Mohammed Hoseyn Tantawi, capo del Consiglio supremo delle Forze Armate che attualmente governa l’Egitto, ha telefonato in diretta alla televisione dei tifosi dell’al-Ahly ed è andato di persona ad accogliere i feriti nell’incidente all’aeroporto militare del Cairo dopo aver inviato aerei dell’esercito a Port Said per evacuare i tifosi feriti più gravemente, promettendo che i responsabili dell’accaduto sarebbero stati puniti. La giunta militare ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale e ha mandato reparti dell’esercito per ristabilire l’ordine a Port Said.