Il tramonto dell’Inghilterra

Il paese che per oltre un secolo si è definito "l’officina del mondo" raccontato dal giornalista inglese Ed Vulliamy su Internazionale

Il giornalista inglese Ed Vulliamy ha raccontato sul mensile Harper’s Magazine la situazione della Gran Bretagna a partire dall’agosto 2011, mese in cui è esplosa una delle più grandi rivolte degli ultimi decenni, quella dei riots, e mese in cui la borsa di Londra è crollata ai minimi dell’anno. Per Ed Vulliamy la violenza sempre più diffusa, l’industria a pezzi e la società allo sbando sono il risultato di trent’anni di Thatcher e New Labour: «il Paese che si autodefinisce “Cool Britannia” è diventato avido, ossessionato dall’affarismo, xenofobo, bellicoso e arrogante».

Una domenica pomeriggio di un mese solitamente noioso come agosto, nel 2011, i cellulari di Enfield, nella zona nord di Londra, ricevono un messaggio: “Cominciate ora. Prendete borse, carrelli, macchine, camioncini, martelli, tutto”. I destinatari sono invitati a non farlo sapere agli “infami”: l’obiettivo è “rubare tutto”. Poche ore prima, nel vicino quartiere di Tottenham, si era conclusa una notte di rabbia e rivolta. La polizia aveva ucciso, apparentemente senza motivo, Mark Duggan, padre di tre figli, scatenando la reazione dell’intera comunità. Dopo quella domenica sono cominciati i saccheggi di alcuni tra i simboli più riconoscibili della vita quotidiana in Gran Bretagna: negozi di grandi catene, job centres, agenzie immobiliari e di scommesse. Alcuni negozi sono stati dati alle fiamme.

La sera successiva, il lunedì, i saccheggi e le sommosse hanno cominciato a somigliare a una rivolta politica e la polizia ha perso il controllo di interi quartieri della città, travolta da un’ondata di fuoco e rabbia. Ci sono volute tre ore prima che gli agenti riuscissero a placare i tumulti a Pembury Estate, nella zona orientale di Londra. Qui un gruppo di ragazzi aveva assaltato una macchina della polizia, costringendo l’agente alla guida a scappare sfrecciando tra la folla. “Vi odiamo. La colpa di tutto questo è solo vostra!”, hanno urlato in faccia ai poliziotti alcune ragazzine che stavano aiutando un coetaneo accoltellato.

Nei giorni seguiti alle più gravi rivolte degli ultimi decenni in Gran Bretagna, i lea­der politici si sono sforzati di dare un senso a quello che stava succedendo in un paese ormai in declino, fino a poco tempo prima convinto di vivere in una sorta di idillio, tra il matrimonio di William e Kate e le Olimpiadi del 2012 a Londra. Tornato in anticipo dalle sue vacanze in Toscana, il primo ministro David Cameron ha parlato di “pura e semplice criminalità”. Anche il laburista Jack Straw, ex ministro dell’interno, ha dichiarato che era arrivato “il momento di costruire nuove carceri”.

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