Passera ha venduto le sue azioni Intesa

Il ministro per lo Sviluppo Economico scrive al Corriere e dice di essersi liberato di ogni potenziale conflitto di interessi

Il ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera, ha risposto oggi con una lettera al Corriere della Sera all’inchiesta di Milena Gabanelli e Giovanna Boursier che chiedeva al Ministro azioni concrete per mettere fine alle polemiche sul potenziale conflitto d’interessi dei suoi affari («da azionista di Intesa al Campus Biomedico, dalla Lario hotel a Villa D’este»), già analizzato nei giorni scorsi dal Post. Passera ha scritto di aver venduto tutte le azioni di Intesa San Paolo, mentre ha definito inconsistenti le altre accuse dell’articolo, dichiarando inoltre che non avrebbe nulla in contrario se il suo stipendio venisse pagato in bot:

Caro Direttore,

rispondo all’articolo di oggi sulla prima pagina del Corriere. Vorrei prima di tutto sgombrare il campo dai presunti conflitti di interesse. Pur non avendo alcun obbligo di farlo, nei giorni scorsi ho vendute tutte le mie azioni Intesa Sanpaolo, come avevo preannunciato in una recente intervista televisiva (il richiamo «le venda invece di continuare a dire le venderà» potrebbe far pensare che la questione sia aperta da lunghissimo tempo, mentre sono ministro da poco più di un mese). Pur non avendo alcun obbligo di farlo, ho provveduto, inoltre, a donare la piccolissima partecipazione che detenevo nel Campus Biomedico — sottoscritta per pure finalità filantropiche — ad una delle persone più impegnate nel progetto. «Mi sono liberato» —non certo per obbligo — anche della minima partecipazione che avevo npreella società Day Hospital International, donandola a un altro azionista che condivideva con me le finalità filantropiche con cui l’iniziativa nacque parecchi anni fa. Nell’articolo si fa riferimento anche alla società della mia famiglia d’origine, alla quale fanno capo due alberghi e due immobili a Como, nella quale possiedo una quota di minoranza (33%), per due terzi in nuda proprietà, e nella quale non svolgo alcuna attività né gestionale né amministrativa. Il fatto che questa società possegga una piccolissima partecipazione finanziaria nell’albergo Villa D’Este mi pare del tutto irrilevante da qualsiasi punto di vista. Negli anni passati la società della mia famiglia, invece di distribuire dividendi agli azionisti, aveva messo da parte liquidità in maniera trasparente e legittima dandola in gestione in un paese dell’Unione Europea. Ciò nella prospettiva di futuri investimenti industriali che ha poi realizzato negli ultimi due anni ristrutturando uno degli alberghi di proprietà sul lago di Como. Tutti i dettagli sono già stati forniti al pubblico attraverso questo stesso giornale. Quanto all’incarico non retribuito che mio fratello — da esperto riconosciuto in campo turistico — è stato chiamato a ricoprire in maniera ufficiale e trasparente in una società del settore partecipata dalla banca che dirigevo, non mi appare che configuri alcuna forma di conflitto. L’articolo riprende poi il tema Alitalia. L’operazione «Nuova Alitalia» è stata del tutto trasparente e rispettosa delle regole, comprese quelle della concorrenza.

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