Contro l’austerità

Ragionando solo sui tagli l'Europa ha aggravato i suoi guai, scrive Time

Lo scorso 30 novembre le sei maggiori banche centrali del mondo hanno annunciato una serie di misure per evitare che nel sistema finanziario globale ci sia una mancanza di liquidità, di denaro per far mantenere dinamica l’economia. La decisione ha favorito la ripresa dei mercati, ma secondo molti economisti il suo effetto sarà limitato nel tempo e progressivamente gli investitori ritroveranno lo scetticismo, soprattutto nei confronti del sistema economico europeo colpito da una durissima crisi del debito. Come ricorda Michael Schuman su Time, la mossa delle banche non ha fatto nulla per alleviare la crisi del debito nell’area che adotta l’euro. Le speranze degli investitori sono ora riposte sul summit europeo della prossima settimana, nel quale Francia e Germania dovrebbero presentare un nuovo piano per la creazione di un’unione fiscale.

Se fosse realizzato in tempi rapidi, un sistema fiscale unitario potrebbe essere probabilmente una efficace soluzione. I paesi dell’eurozona potrebbero coordinare i loro bilanci, decidere insieme le principali voci di spesa e potrebbero avere più possibilità di mettere a posto i conti dei paesi in difficoltà, stabilizzando l’economia europea. E un sistema economico più stabile ed affidabile riporterebbe la fiducia negli investitori, invertendo la loro attuale tendenza ad allontanarsi dalle economie europee a causa dei forti timori legati alla crisi del debito e alla possibilità che qualche stato possa diventare insolvente (incapace di ripagare i suoi debiti).

Schuman è comunque scettico sulla possibilità che in Europa si raggiunga un accordo sul sistema fiscale unitario, perché in realtà Germania e Francia mirano a una “unione dell’austerità”, che potrebbe rendere molto difficoltosa la ripresa della crescita.

L’idea della Germania per mettere a posto la crisi del debito è quella di sistemare le economie dei paesi in difficoltà nella zona euro. Questo, inutile dirlo, deve succedere. Ma non può essere l’unica cosa al centro degli sforzi per combattere la crisi. Certo, alcuni paesi dell’eurozona hanno ricevuto fondi per sostenere i loro piani di austerità, ma ora le nazioni più grandi contagiate dalla crisi (Italia e Spagna) non stanno ricevendo niente di simile. I loro primi ministri, semmai, subiscono forti pressioni per tagliare, tagliare, tagliare, tagliare, mentre gli altri paesi se ne stanno fermi a guardare. Ma come abbiamo ormai visto da più di un anno, i soli tagli non riporteranno la fiducia degli investitori. Questi semplicemente non credono che gli aggiustamenti economici che questi paesi devono fare possano essere realizzati in un periodo ragionevole di tempo. Ciò cui viene chiesto a questi paesi è di fare una marcia indietro di anni – in alcuni casi di decenni – sul fronte della loro politica economica in pochi mesi.

Il problema, spiega Schuman, è che le misure di austerità assunte fino a ora e promesse per i prossimi mesi sono tra le cause della mancata o debolissima crescita nell’area dell’euro. Senza crescita, la crisi del debito sarà molto più complicata da risolvere. Per farsene un’idea basta osservare l’andamento del prodotto interno lordo (PIL) delle economie europee più in difficoltà: la Spagna quest’anno crescerà dello 0,8 per cento, il PIL del Portogallo si è ridotto dello 0,4 per cento nell’ultimo trimestre e in Grecia rispetto allo scorso anno è diminuito del 5,2 per cento. Le previsioni dell’OCSE per i prossimi mesi sono ancora meno incoraggianti: crescita allo 0,2 per cento rispetto all’1,6 per cento di quest’anno, con l’Italia a meno 0,5 per cento e il rischio di entrare in recessione.

Senza crescita diventa ancora più difficile ridurre i deficit e stabilizzare le economie. Se il PIL resta fermo, o peggio ancora diminuisce, la porzione di debito da eliminare per far ridurre il rapporto tra debito e PIL aumenta e diventa quindi più difficile raggiungere l’obiettivo. Per raggiungere gli obiettivi sul debito pubblico e il deficit i paesi in difficoltà si ritrovano quindi a dover fare più tagli, riducendo ulteriormente le possibilità di crescita. Un cane che si morde la coda, in pratica. Gli investitori ne sono ben consapevoli ed è per questo che mantengono un forte scetticismo.

La contraddizione per l’eurozona è che i piani di austerità sono necessari per mettere a posto la crisi del debito, ma allo stesso tempo alimentano la stessa crisi. Come possiamo uscirne?

L’austerità deve essere bilanciata da qualcos’altro per aiutare i paesi a riavviare la loro crescita mentre rimettono in sesto le loro economie. Certo, riforme strutturali per il mercato del lavoro e una riduzione delle regole potrà aiutare, ma non nel breve o nel medio periodo. L’economista Nouriel Roubini ha scritto sul Financial Times qualche giorno fa che la ristrutturazione del debito è la risposta, per alleviare il fardello dell’Italia. Io mi sento di dire che l’eurozona deve migliorare il funzionamento del mercato comune sviluppando un programma di incentivi nell’Unione per indurre le società dei paesi che sono messi meglio, come la Germania, a investire nelle nazioni più deboli e contrastare così la disoccupazione. Oppure la proposta unione fiscale dovrebbe essere un sistema fiscale vero e proprio, tipo quello statunitense, in cui il centro ha la capacità di tassare e sostenere gli stati membri che sono economicamente in difficoltà.

Schuman conclude con un’amara considerazione: al momento i leader europei non stanno dimostrando di avere le idee chiare su che cosa fare per stimolare la crescita (Monti ha insistito molto sulla crescita nel suo discorso programmatico, ma per il momento si parla soprattutto di tasse e tagli). Si discute solamente degli aiuti finanziari da dare alle economie deboli e dei tagli da praticare. L’idea è quella di trovare i fondi per creare una sorta di scudo per Italia e Spagna, così che le loro economie siano al riparo mentre si ristrutturano. Una simile soluzione potrebbe aiutare a rallentare il peggioramento della crisi del debito, ma potrebbe non risolvere i problemi alla sua base, come ci insegna il caso della Grecia. Potrebbe essere necessaria una grande quantità di tempo per mettere a posto le cose in questo modo, obbligando i paesi dell’eurozona a cercare molti fondi per evitare che alcuni paesi fondamentali per la stabilità dell’Unione vadano a fondo, come la Spagna e l’Italia.

La soluzione della crisi del debito non saranno i tagli, più tasse e più regole da propinare agli italiani, ai greci e agli spagnoli. Mekel, Sarkozy e loro loro controparti devono trovare una soluzione più ampia. Altrimenti l’Europa continuerà a correre verso il baratro.