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  • domenica 30 Ottobre 2011

Perché Israele sta bombardando Gaza

Tutto è cominciato mercoledì scorso e ieri ci sono stati dieci morti, di cui nove nella Striscia

Dopo l’accordo per lo scambio di prigionieri che ha permesso la liberazione del giovane soldato israeliano Gilad Shalit, Israele e Hamas sono di nuovo ai ferri corti. Nelle ultime ore sono morti nove palestinesi e un israeliano dopo i raid dell’esercito israeliano e il conseguente lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso Israele. Tutto è cominciato mercoledì scorso, quando un missile Grad lanciato da Gaza si è schiantato tra le città di Ashdod e Gedera, nel sud di Israele, senza provocare danni, e una bomba è esplosa al passaggio di una pattuglia israeliana in Cisgiordania, vicino l’insediamento di Efrat, anche qui senza provocare morti né feriti.

Ieri Israele ha lanciato la sua controffensiva bombardando a Rafah (al confine con l’Egitto), dove si ritiene abbiano base le brigate al Quds, uccidendo cinque miliziani, tra cui un alto comandante della guerra santa, Ahmed al Sheikh Khalil. Ieri sera gli estremisti palestinesi hanno risposto al fuoco sparando una ventina di razzi verso il sud di Israele: uno di questi ha ucciso un 50enne israeliano ad Ashkelon; un altro razzo ha colpito una scuola ad Ashdod, fortunatamente vuota per via del Sabato ebraico. Israele ha immediatamente risposto con altri tre raid verso Gaza, che hanno ucciso altri quattro palestinesi e ferito complessivamente 15 persone.

La reazione di Israele ha ricordato quella successiva all’attacco terrorista di Eilat dello scorso 18 agosto, quando sono stati uccisi sette israeliani. Poche ore fa, a notte inoltrata, agenti dei servizi segreti dell’Egitto, che ha già fatto da mediatore nel maxi scambio di prigionieri tra Hamas e Israele, avrebbero convinto i militanti palestinesi e Israele ad accettare un cessate il fuoco, già in vigore dalle 6 di questa mattina (ora italiana), anche se, secondo il sito internet del quotidiano israeliano Ynet, alcuni militanti di Gaza avrebbero rifiutato l’accordo. Dopo la caduta di Mubarak (il quale aveva stretto un accordo di pace con Israele nel 1979, tuttora in vigore), il ruolo dell’Egitto è sempre più delicato. Proprio nella giornata di sabato una delegazione del partito islamista egiziano dei Fratelli Musulmani è stata in visita ufficiale nella Striscia di Gaza, per la prima volta dall’inizio del regime di Mubarak, per celebrare insieme ad Hamas la liberazione dei 1.027 prigionieri palestinesi e arabo-israeliani dalle prigioni di Israele.

Ora lo storico accordo tra Hamas e Israele per il rilascio del militare Shalit potrebbe essere a rischio. Secondo i patti, Israele dovrà liberare entro la fine dell’anno altri 550 prigionieri palestinesi detenuti nelle proprie carceri, dopo i mille già liberati. Sinora non c’è stata alcuna dichiarazione ufficiale, ma c’è chi ipotizza che il governo di Benjamin Netanyahu possa decidere un clamoroso annullamento dell’accordo qualora la situazione degenerasse. Sarà decisivo il comportamento di Hamas, che nella Striscia ha a che fare con fazioni ancora più estremiste che erodono il suo consenso popolare. Ieri, intanto, il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, in visita in Bosnia, ha definito il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen «l’ostacolo peggiore alla pace in Medioriente» e lo ha esortato a bloccare il lancio di razzi da Gaza. L’ANP, tuttavia, ha perso il controllo della Striscia di Gaza nel 2007, quando è passata sotto il controllo di Hamas.