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  • venerdì 7 ottobre 2011

E Liu Xiaobo?

A un anno di distanza dal premio Nobel per la Pace, il dissidente cinese è ancora in carcere e le condizioni della sua detenzione sono peggiorate

Un anno fa il premio Nobel per la Pace veniva assegnato a Liu Xiaobo, l’attivista politico cinese in carcere dal 2008 con l’accusa di «incitamento alla sovversione». Il regime di Pechino non gli consentì di andare a ritirare il premio e a un anno di distanza Liu non è ancora stato liberato. Sua moglie, Liu Xia, si trova agli arresti domiciliari a Pechino.

L’assegnazione del premio Nobel e la conseguente visibilità internazionale aveva fatto sperare che le cose potessero migliorare per Liu, ma al contrario la reazione del regime di Pechino è stata ancora più intransigente. Da quando è stato dato l’annuncio ufficiale sul premio, l’8 ottobre del 2010, Liu e la moglie sono stati costretti al totale isolamento. Amnesty International ha recentemente denunciato che a Liu non è consentito parlare con nessuno al di fuori della prigione, neanche con i membri della sua famiglia. Gli è stato concesso di uscire dal carcere soltanto lo scorso 19 settembre, per partecipare a una cerimonia in memoria di suo padre.

Liu Xiaobo ha 54 anni ed è un attivista e intellettuale laureato in letteratura. È da molti anni impegnato per la difesa dei diritti umani e civili in Cina. Nel 1989 Liu Xiaobo ha partecipato alle manifestazioni in piazza Tiananmen. Nel 1991 è stato accusato di voler sovvertire il regime e nel 1996 è stato condannato a tre anni di lavoro in un campo di rieducazione per «disturbo della quiete pubblica» per aver criticato il partito comunista cinese.

In occasione del sessantesimo anniversario dell’adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani, nel dicembre del 2008 Liu ha sottoscritto il manifesto Charta 08, successivamente pubblicato online da oltre 300 intellettuali e attivisti cinesi. È stato arrestato due giorni prima della pubblicazione del manifesto e dopo mesi di prigionia, nel giugno del 2009 gli inquirenti hanno confermato il suo arresto per atti sovversivi contro il governo. Nel dicembre dello stesso anno, Liu Xiaobo fu condannato a undici anni di reclusione, una sentenza molto criticata all’estero e contro la quale si sono mossi gli Stati Uniti e altri paesi, senza ottenere però alcuna apertura da Pechino.

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