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  • mercoledì 5 Ottobre 2011

Wikileaks favorì il regime di Lukashenko?

Un'inchiesta ipotizza che l'organizzazione di Julian Assange abbia passato informazioni al dittatore della Bielorussia

di Elena Favilli

Uno dei punti chiave utilizzati dall’opinione pubblica e dalle organizzazioni internazionali per giudicare – anche legalmente – la bontà o meno del lavoro di Wikileaks è capire quanto la pubblicazione indiscriminata dei documenti riservati possa danneggiare ingiustamente persone, stati o organizzazioni. Nel dicembre del 2010 un articolo dell’Atlantic spiegava come la diffusione di un rapporto diplomatico avesse rafforzato la dittatura di Robert Mugabe in Zimbabwe. Ora un articolo pubblicato da Tablet racconta come Wikileaks abbia aiutato anche quella di Alexander Lukashenko in Bielorussia.

Nel dicembre del 2010 Israel Shamir, che in quel momento lavorava come “content aggregator” di Wikileaks in Russia, andò in Bielorussia con una pila di documenti redatti da diplomatici americani, al tempo ancora non disponibili online. Si incontrò con il capo dello staff di Lukashenko, Vladimir Makei, gli consegnò i documenti e rimase nel paese durante lo svolgimento delle elezioni presidenziali. Lukashenko si proclamò vincitore il 19 dicembre con quasi l’ottanta percento dei voti. Il suo sfidante, il dissidente Andrei Sannikov, sta ora scontando una pena di cinque anni di carcere, ed è stato più volte torturato.

Quello stesso mese, mentre Shamir si trovava a Minsk, il quotidiano americano di estrema sinistra Counterpunch pubblicava un articolo a sua firma che esaltava Lukashenko (“Il presidente della Bielorussia cammina in mezzo al suo popolo”), derideva i suoi oppositori (“The pro-western Gucci crowd”) e celebrava il fatto che Wikileaks avesse reso noti al governo i nomi degli agenti americani che operavano in Bielorussia (“Wikileaks ha rivelato che flussi di denaro arrivassero all’opposizione bielorussa dagli Stati Uniti”).

Secondo un’inchiesta del quotidiano norvegese Monitor, Shamir ha una lunga storia di affiliazione a partiti anti-semiti. Ha cambiato il suo nome più volte, ha pubblicato un articolo contro gli ebrei e ha anche falsamente dichiarato in alcune circostanze di essere un giornalista del quotidiano israeliano Haaretz. Dall’uscita di quell’articolo del dicembre 2010, Wikileaks ha cercato di prendere le distanze da Shamir, ma alcune recenti rivelazioni di un ex collaboratore dell’organizzazione di Assange hanno confermato che era uno dei suoi membri più influenti.

Nel gennaio del 2011, il quotidiano di stato Soviet Belarus ha iniziato a pubblicare una serie di estratti dai cables che Shamir aveva regalato a Lukashenko. Tra i personaggi dell’opposizione che venivano citati c’era anche Sannikov, l’avversario sconfitto alle presidenziali, Oleg Bebenin, un suo collaboratore, e Vladimir Neklyayev, scrittore ed ex candidato alle presidenziali, ora agli arresti domiciliari. La pubblicazione di quei documenti offerti da Wikileaks, spiega Tablet, contribuì quindi a rafforzare la repressione già in atto del regime contro gli oppositori politici.

Ma il danno inflitto da Shamir non si esaurì nel 2010. I documenti hanno infatti anche danneggiato i ranghi più bassi del movimento di opposizione. Dopo avere colpito la leadership, Lukashenko ora sta dando la caccia agli intellettuali dissidenti. La speranza? Quando Sannikov e i suoi colleghi saranno usciti dal carcere troveranno la loro base decimata. Mentre parlavo con Sergey, un giovane dissidente, è arrivato il suo professore. «Di’ a Wikileaks che non sono un agente americano, sono un democratico bielorusso», mi ha detto. Il professore aveva lavorato brevemente per la International Exchanges and Research Board, un’iniziativa educativa finanziata dagli Stati Uniti che opera in oltre cinquanta paesi, tra cui India, Brasile, Israele e Turchia. I presunti soldi non dichiarati di cui parlava Shamir nei suoi articoli non servivano a finanziare l’opposizione bielorussa, ma un semplice programma di educazione.

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