“Irene? Che cazzo c’entra Irene?”

Andrea Marcenaro sul Foglio scrive da New York un "diario della tempesta" senza la tempesta

La tempesta tropicale a New York vista da Andrea Marcenaro.

Cielo scuro, poche automobili, un paio di camion, tre o quattro figurine e non di più che attraversano frettolosamente l’incrocio della grande avenue. Lo spettacolo spalancato sotto gli occhi di chi si affaccia dalle finestre del nono piano è da tregenda. Franca, io, Gabriella, Anita: “La città non è più lei”. “Vero?”. “Vuota”. “Spettrale”. “Non c’è nessuno”. “Manco un taxi”. “Mai vista una roba così”. “Sarà dura”. Voce dell’amico arrivato da dietro: “Irene? Che cazzo c’entra Irene? E’ sabato. Alle sei di mattina la gente dorme”.

* * *
Matteo, trent’anni, è il figlio di Gabriella. Gabriella sta con noi a un passo da Park Avenue. Park Avenue è sicura, dicono. Matteo dorme a Soho, città bassa. Che non pare così sicura. Il papà di Matteo, ex marito di Gabriella, tempesta di telefonate dall’Italia: “Sei pazza, portalo immediatamente via da lì”. Aveva letto Vittorio Zucconi e dei grattacieli destinati a cadere come grandi birilli. “Lo portiamo da noi?”, dice Gabriella. “E dove dorme?”. “Sul divano?”. “Sul divanooo?”. Silenzi. Occhiate. Stiamo a Park Avenue, mica alla Sgurgola. Poi, caso vuole che Matteo decida in felice autonomia di restare a Soho.

* * *
Televisioni che martellano. Bloomberg che martella: “Non sarà uno scherzo”. Obama che martella: “Sarà un evento storico”. Lo stato d’animo si proietta nel futuro: passare da eroi, tornare in Italia e raccontarla per tutto l’inverno. Ma c’è lo shopping. Non si ha idea di cosa voglia dire dover fare lo shopping con un uragano dietro al culo. Sulle ali dell’hurricane. Diventa selvaggio. Acquisti per figli, nipotine, nuore, cognate. Il totosfiga su quanti saranno i morti si intreccia con i commenti rabbiosi sull’esaurimento delle oxford azzurrine botton down, manica 36, vendute dai noti fratelli. Franca vuole pure le calosce. Franca vuole mescolarsi alla popolazione una volta disastrata. Franca soffre acutamente il senso di colpa di vivere in un quartiere dove si rischia meno. Franca è l’unica che vuole fare due shopping: uno di destra e uno di sinistra.

(continua a leggere sul sito del Foglio)