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  • lunedì 15 Agosto 2011

Quanto vale una foresta pluviale?

Sta per scadere l'offerta dell'Ecuador di rinunciare all'estrazione del petrolio in un parco naturale in cambio di metà del valore del giacimento da parte dei paesi ricchi

Nel 2006 l’Ecuador scoprì di avere un immenso giacimento petrolifero sotto alla foresta dello Yasuni, un parco nazionale al confine con il Brasile e uno degli ecosistemi più ricchi e incontaminati della Terra. L’allora ministro dell’Energia, Alberto Lacosta, non voleva arrendersi alla necessità di distruggerlo per estrarre il petrolio e si appellò ai paesi ricchi proponendo un piano alternativo che nessuno aveva mai azzardato prima: pagateci la metà del valore di quel giacimento di petrolio e noi rinunceremo a trivellare lo Yasuni. Ma a cinque anni da quella proposta, il tempo per evitare l’inizio dei lavori sta per scadere: se entro dicembre il governo non sarà riuscito a raccogliere cento milioni di dollari, un’azienda cinese inizierà la deforestazione dell’area.

«Il petrolio non è mai servito a portarci sviluppo e ricchezza», dice Lacosta. «Ci ha portato soltanto deforestazione, inquinamento e corruzione. Il petrolio non ha minimamente risolto i nostri problemi». Molte ricerche hanno dimostrato che i paesi in via di sviluppo che affidano la loro crescita economica al petrolio restano invariabilmente poveri, spiega il Guardian. Invece di portare ricchezza a tutta la popolazione, l’industria del petrolio di solito arricchisce pochi, favorisce la corruzione e falsa l’economia della nazione. È uno schema che si è già ripetuto identico in Nigeria, Sudan, Guinea Equatoriale, Gabon, Angola e Venezuela.

La proposta di Lacosta ha ottenuto l’appoggio delle Nazioni Unite, che si sono rese disponibili per amministrare l’eventuale fondo raccolto. Finora soltanto Cile, Perù, Spagna e Italia hanno dato un contributo e soltanto 40 milioni di dollari sono stati raccolti. «I soldi del fondo potrebbero essere usati per proteggere le risorse naturali dell’Ecuador», spiega Lacosta. «Abbiamo un potenziale enorme di energia rinnovabile ma ne usiamo solo una minima parte. Non dovremmo esportare petrolio ma energia, e investire nella riforestazione dei nostri territori». Oltre a ospitare due tribù amazzoniche, il parco Yasuni possiede il doppio di specie di piante, animali e insetti per ettaro rispetto a qualsiasi altro luogo della Terra.