• Italia
  • domenica 19 giugno 2011

Cosa chiede la Lega a Berlusconi

Scremando il folclore ridicolo dal circo di Pontida, rimangono una serie di richieste politiche concrete

Che la politica italiana da tempo consideri un suo snodo cruciale quanto accade una volta l’anno a Pontida, un piccolo comune in provincia di Bergamo, è una di quelle cose che ricorderemo di questi anni e che chissà come giudicheremo, noi e i nostri figli. Forse come qualcosa di appropriato, a suo modo: se si mettono in fila le mediocrità e le sconcezze mostrate dalla politica italiana negli ultimi vent’anni, la passerella dei cavalieri templari, i proclami secessionistici da parte di illustri ministri e i giuramenti sull’acqua del Po non sembrano così fuori contesto. Non sono notizie, però, e quindi qui al Post preferiamo saltare quella parte a pié pari. E passare al resto: alle richieste che la Lega fa a Berlusconi.

Durante il raduno di oggi, infatti, sia Bossi che Maroni hanno identificato una serie di misure più o meno concrete e delle scadenze temporali alle quali è subordinato il sostegno della Lega alla maggioranza di governo (di cui peraltro fa organicamente parte). Leggendole – le hanno messe nero su bianco – è bene tenere a mente due cose: la prima è che il Governo tra lunedì e martedì sarà impegnato nella verifica parlamentare chiesta dal presidente della Repubblica, probabilmente con un voto di fiducia; la seconda è che ieri il ministro Tremonti ha chiesto di anticipare a prima dell’estate l’approvazione di una riforma finanziaria di grandi sacrifici, sostenendo che dovrà ammontare a 40 miliardi di euro.

La Lega chiede che entro due settimane il Consiglio dei Ministri approvi una riforma costituzionale – quella promessa dall’inizio della legislatura: dimezzamento dei parlamentari, Senato Federale, eccetera – e che questa sia poi definitivamente approvata nel giro di 15 mesi. La prima opzione è fattibile perché ininfluente: il Consiglio dei Ministri ha già approvato la riforma degli articoli della Costituzione sulla libertà economica e la “epocale” riforma della Giustizia, finiti nel dimenticatoio. L’approvazione definitiva entro 15 mesi appare oggi proibitiva. La Lega chiede che, sempre entro due settimane, sia approvato dal Consiglio dei Ministri anche un decreto che riduca la partecipazione italiana alle missioni militari all’estero.

Entro trenta giorni, invece, la Lega chiede vengano “attivate” delle non meglio specificate “procedure” per garantire ulteriori “autonomie” alle regioni che le hanno chieste. Poi però iniziano le cose più concrete: la Lega chiede l’abolizione delle “ganasce fiscali” e quindi sostanzialmente di mettere un freno a Equitalia, la società pubblica incaricata della riscossione delle tasse, e di riformare il patto di stabilità interno di Comuni e Province. Inoltre: “misure per la riduzione delle bollette energetiche” (come?), il finanziamento del trasporto pubblico locale (con quali soldi?) e un generico “taglio dei costi della politica”, che non ci sta mai male.

Entro sessanta giorni, cioè entro Ferragosto (!), la Lega chiede che venga approvata una “metodologia per la definizione dei costi standard da applicarsi alle amministrazioni dello Stato”. Sempre entro la fine dell’estate si chiede l’approvazione della riforma fiscale da parte del Consiglio dei Ministri (con approvazione definitiva del Parlamento entro la fine dell’anno). Si arriva quindi alla richiesta entro la fine dell’anno di trovare una “soluzione definitiva” al problema delle quote latte e all’approvazione “definitiva” del Codice delle autonomie.

Queste sono le richieste: che la Lega faccia sul serio, considerato quanto ha fatto e non ha fatto negli ultimi quindici anni, è tutto da vedere.

foto: LaPresse

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