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  • sabato 18 Giugno 2011

Le novità sul caso Bisignani

Oggi il suo nome spunta anche in un'inchiesta sui Casalesi

I giornali continuano a occuparsi del caso Bisignani e della cosiddetta loggia P4, dedicando molto spazio alle dichiarazioni raccolte dai magistrati nel corso degli interrogatori degli ultimi mesi. La novità principale di oggi, come spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, è l’iscrizione di Bisignani nel registro degli indagati di un’indagine avviata dalla magistratura di Napoli sul clan camorristico dei Casalesi.

I pubblici ministeri lo hanno iscritto nel registro degli indagati e poi hanno trasmesso gli atti ai colleghi Henry John Woodcock e Francesco Curcio, titolari dell’indagine sulla presunta associazione segreta. A rivelarlo è lo stesso giudice nella sua ordinanza di custodia cautelare, quando elenca «i dati di riscontro» alle contestazioni formulate dall’accusa contro lo stesso Bisignani e il parlamentare del Pdl Alfonso Papa. E così fornisce un indizio forte per comprendere quanto ampio sia lo scenario nel quale si muove l’uomo d’affari, ritenuto il vero motore di questo gruppo che, tramite Papa e altre «fonti», avrebbe utilizzato notizie riservate «per favorire o ricattare persone, tra cui anche membri delle istituzioni».

Ci sono anche nuovi dettagli sulla rete che Bisignani avrebbe costruito «allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l’amministrazione della giustizia». Il Corriere della Sera parla in particolare dei rapporti di Bisignani con il sottosegretario al governo Gianni Letta, il ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo e il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.

Con il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, interrogato nel febbraio scorso quando ha confermato il legame, i rapporti erano costanti. E poi ci sono i contatti con il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che è stata intercettata mentre era nell’ufficio dell’uomo d’affari e proprio su questo è stata ascoltata nei mesi scorsi dalla Procura di Napoli. Non è l’unica. Ci sono anche quelli con la titolare dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che Bisignani lo avrebbe consultato frequentemente, come lei stessa avrebbe confermato quando i pubblici ministeri le hanno chiesto di chiarire la natura di alcune conversazioni. Sembra essersi invece incrinata l’antica amicizia con il sottosegretario Daniela Santanchè – che proprio lui avrebbe sostenuto per la nomina governativa – tanto che lo stesso Bisignani ha dichiarato a verbale: «Papa mi disse che ci saremmo potuti levare delle soddisfazioni con Il Giornale e ciò disse, ritengo, perché sapeva che io non avevo grandi rapporti con Il Giornale e con Sallusti per via della Santanchè e della politica che Il Giornale stava facendo contro Fini». Nei mesi scorsi è stata ascoltata come testimone la titolare delle Pari Opportunità Mara Carfagna, ma il suo staff assicura che l’interrogatorio «si riferiva all’attività di dossieraggio contro l’attuale presidente della Regione Stefano Caldoro e ai suoi scontri con Nicola Cosentino».

Al centro della rete resta sempre il nome di Alfonso Papa, l’ex magistrato e attuale deputato del PDL che secondo l’accusa sarebbe stata la principale fonte di Bisignani, l’uomo dal quale attingeva la maggior parte delle informazioni relative alle indagini giudiziarie.

Il parlamentare del Pdl Alfonso Papa poteva contare sulle informazioni carpite tra ufficiali e sottufficiali delle forza dell’ordine. Ma gli elementi raccolti durante l’indagine di Napoli mostrano come Bisignani potesse contare sulla fedeltà di molti generali e colonnelli della Guardia di Finanza e dei carabinieri. Dalle telefonate emerge un suo interessamento per la nomina del generale Adriano Santini a direttore dell’Aise, il servizio segreto militare, dove è effettivamente approdato. Il capo del servizio di intelligence è stato interrogato ma ha cercato di minimizzare il ruolo dell’uomo d’affari nella sua designazione.

Repubblica racconta anche di una telefonata tra la parlamentare del PDL Micaele Biancofiore e Bisignani, che avrebbe avuto per oggetto l’attuale procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini. Mentre la Stampa racconta la storia dell’imprenditore napoletano Marcello Fasolino, estraneo all’inchiesta che ha coinvolto Papa e Bisignani, ma le cui dichiarazioni sono state le prime raccolte durante le indagini dei magistrati napoletani.

Marcello Fasolino ha raccontato ai magistrati napoletani di aver conosciuto Papa nel 2000, nel comitato elettorale di Antonio Martusciello, allora candidato di Forza Italia a sindaco di Napoli. «Il Papa incominciò a frequentare gli ambienti di Forza Italia – racconta Fasolino – So che si legò molto a Previti e li incontrai insieme ad Ischia». Tra i due inizia una frequentazione che si arricchisce di incontri romani e di una serie di informazioni che, stando al racconto di Fasolino, Papa avrebbe fornito all’amico in occasione di richieste di prestiti di denaro. «Papa mi veniva sotto – continua l’imprenditore – mettendomi angoscia e ansia, facendomi avvertire il pericolo incombente di essere oggetto di attenzione dalla Procura della Repubblica e mi chiedeva contestualmente denaro. Lui – prosegue nel suo racconto – diceva che me li avrebbe restituiti, ma era chiaro e io sapevo che non lo avrebbe fatto, e effettivamente non mi ha mai restituito un euro». I magistrati hanno fatto anche qualche conto, stabilendo che Fasolino abbia “prestato” a Papa circa diecimila euro tra il gennaio e l’aprile del 2011. «Perché ho dato denari a Papa? Io faccio l’imprenditore – ha spiegato Fasolino agli inquirenti – e sebbene ritengo di fare le cose per bene e onestamente, è ovvio che, in quest’epoca, c’è sempre il timore di essere oggetto di attenzioni giudiziarie e d’altra parte il Papa si poneva come persona in grado di prendere notizie e di influire su e in ambiti giudiziari».