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  • martedì 14 Giugno 2011

Le foto dei siriani in fuga

A migliaia sono già nei campi profughi in Turchia o aspettano di andarci per scappare dagli scontri e le violenze in Siria

Più di settemila siriani si sono rifugiati in Turchia e altri diecimila sono in attesa di oltrepassare il confine per fuggire dagli scontri che negli ultimi tre mesi hanno ucciso oltre 1.300 persone. Circa cinquemila persone sono state accolte nei campi allestiti dal governo turco, che ha deciso di aprirne altri tre, ma molte altre hanno dovuto improvvisare bivacchi e rifugi d’emergenza. Nei campi scarseggiano l’acqua e le medicine, e lo stato d’animo dei rifugiati è un misto di sollievo per la propria salvezza e di preoccupazione per chi è rimasto in Siria.

Gran parte dei rifugiati proviene dalla città di Jisr al-Shughur, posta sotto assedio dal governo in risposta all’uccisione di 120 membri delle forze di sicurezza avvenuta dieci giorni fa. Gi attivisti e i rifugiati sostengono che gli agenti sono stati uccisi dagli stessi militari del governo, perché si erano rifiutati di sparare sui civili che manifestavano contro il presidente Bashar al-Assad. Domenica l’esercito ha ripreso il controllo della città e molti rifugiati hanno raccontato che i soldati sparavano indiscriminatamente, c’erano numerosi carri armati e alcuni elicotteri sorvolavano la zona. Altri testimoni hanno detto che durante le operazioni militari alcuni soldati hanno disertato rifiutandosi di sparare contro i civili, e hanno iniziato ad attaccare gli altri soldati. La tv siriana ha detto invece che l’esercito si è scontrato con un gruppo di uomini armati, uccidendone due. Molti altri sarebbero stati arrestati e le loro armi sequestrate.

Il premier turco Recap Tayyp Erdogan ha assicurato che il suo paese non avrebbe «chiuso le porte ai rifugiati siriani» e si è unito agli sforzi di altri paesi europei per far approvare una risoluzione del Consigilio di Sicurezza dell’ONU contro la Siria, che trova però l’opposizione della Russia. Sabato la Casa Bianca ha condannato il regime per il divieto imposto alla Croce Rossa di accedere alla zona settentrionale del paese e soccorrere i numerosi feriti.