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Il poster di Cavour

Massimo Gramellini celebra i 150 anni dalla morte del conte: "A quattordici anni avevo tre poster nella stanza: Pulici, i Genesis e il conte di Cavour"

Il 6 giugno 1861 morì Camillobensocontedicavùr, come lo imparavamo a scuola. Sulla Stampa Massimo Gramellini racconta la sua precoce adorazione per l’ispiratore dell’Unità d’Italia.

A quattordici anni avevo tre poster nella stanza: Pulici, i Genesis e il conte di Cavour. Qualcuno troverà innaturale l’innamoramento di un adolescente per un professionista della politica, per di più di idee liberali. I giovani dovrebbero ergere a proprio modello i rivoluzionari e concordare con Dumas, l’inventore dei Tre moschettieri: «Che posso farci con Cavour, io? Cavour è un grande uomo di Stato, un politico consumato, un uomo di genio. Più in gamba di Garibaldi, ma non porta la camicia rossa, lui! Garibaldi è un pazzo, uno sciocco, ma uno sciocco eroico: ci intenderemo benissimo».
Invece la mia indole garibaldina rimase sedotta da Cavour. Forse per la legge degli opposti. O forse perché Cavour è un personaggio romantico che per esserlo non ha bisogno di lanciare proclami da un cavallo bianco. La mia fascinazione fu in gran parte determinata dalla lettura delle sue «bravate» giovanili.

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