Come funziona l’Eurofestival

Dopo tredici anni, l'Italia torna a partecipare alla baracconata pop-kitsch televisiva per eccellenza

La prima volta che l’Italia vinse l’Eurovision Song Contest, o Eurofestival, era il 1964: la canzone era Non ho l’età (per amarti), opportunamente interpretata dall’allora sedicenne Gigliola Cinquetti. Il festival esiste dal 1956, prodotto dall’Unione Europea di Radiodiffusione, una organizzazione che raccoglie alcune delle principali emittenti nazionali d’Europa, e conclude oggi la sua cinquantaseiesima edizione che vede il ritorno dell’Italia dopo tredici anni di assenza.

Nonostante il silenzio mediatico che ricopre quest’evento nel nostro paese, con oltre 125 milioni di spettatori in tutta Europa è lo spettacolo televisivo non sportivo più visto al mondo, ospitarlo costa un sacco di soldi (e tocca sempre alla nazione che ha vinto l’anno precedente) e ha un sacco di regole curiose. Un esempio? Le nazioni partecipanti non sono affatto costrette a presentare un cantante autoctono, anche se è prassi farlo: l’edizione del 1988 fu vinta da Céline Dion, canadese, presentata dalla Svizzera.

Anche il nome “Eurofestival” non deve trarre in inganno, perché partecipano al concorso canoro anche paesi dell’Asia occidentale, come Israele, e dell’Africa settentrionale, come il Marocco. La cartina a sinistra, tratta da Wikipedia, fa un quadro dei paesi che hanno partecipato almeno una volta (in verde), che possono partecipare ma non l’hanno mai fatto (giallo) o che all’ultimo hanno ritirato la loro candidatura (fucsia). A questo proposito l’Unione Europea di Radiodiffusione rimarca la sua identità di organismo di natura commerciale e svincola pertanto le sue scelte da prerogative più politiche, culturali o territoriali.

• Cinque paesi, i cosiddetti Big Five, hanno diritto all’ammissione automatica alla finale, quella che sarà trasmessa stasera. Sono Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e, da quest’anno, Italia. La regola, com’è prevedibile, suscita non poche polemiche tra le nazioni a cui non si applica. La finale di stasera è stata preceduta da due semifinali, per selezionare i venti concorrenti che affiancheranno i Big Five nel contendersi la vittoria.
• Per la scelta del vincitore pesa al 50% il televoto e al 50% la giuria.
• Le canzoni presentate non devono durare più di tre minuti, possono essere cantate in qualsiasi lingua (anche inventata) e sul palco non possono salire più di sei persone contemporaneamente.
• Scenografie o coreografie non devono essere considerate controverse, ed è vietata la partecipazione di animali.

Altre curiosità sparse sulla finale di stasera, che sarà trasmessa da RaiDue alle 21 con la conduzione di Raffaella Carrà.

• La Germania, che ha vinto la scorsa edizione, è il paese ospitante.
• La Francia presenta una canzone cantata in Corso, scelta che vorrebbe indicare un crescente supporto alle minoranze linguistiche. È il paese favorito per la vittoria.
• A rappresentare l’Italia è Raphael Gualazzi, che all’ultimo Festival di Sanremo ha fatto incetta di premi con la sua canzone Follia d’Amore (vincitore categoria Giovani, Premio della critica, Premio della sala stampa radio-tv e Premio Assomusica per la miglior esibizione).
• Il Regno Unito, dopo la clamorosa sconfitta dell’anno scorso, ha deciso di presentarsi con i Blue, la famosa boy band.
• In rappresentanza dell’Irlanda cantano i Jewdard, duo pop-rap composto da due gemelli identici.

foto: Sean Gallup/Getty Images

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