(AP Photo/Amel Emric)
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  • mercoledì 11 Maggio 2011

Un’altra fossa comune in Bosnia

(AP Photo/Amel Emric)

Su richiesta dell’ufficio del Procuratore, il Tribunale della Bosnia Erzegovina – un’alta corte creata per reati e crimini importanti tra cui i crimini di guerra – ha ordinato la riesumazione dei resti dei cadaveri sepolti in una fossa comune a Ivan Polje, vicino a Rogatica, 70km a est della capitale Sarajevo. Si ritiene che i resti appartengano a un gruppo di musulmani uccisi nel 1992, all’inizio della guerra in Bosnia.

Nel dicembre del 2009 il tribunale condannò Stojan Perkovic, ex militare dell’esercito della Repubblica Serba, a dodici anni di carcere per i crimini commessi nell’area intorno a Rogatica durante la guerra. Perkovic patteggiò una riduzione della pena per avere ammesso le sue responsabilità durante «gli attacchi sistematici condotti contro la popolazione civile non serba di Rogatica».

Nel 2001 Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia aveva già condannato Biljiana Plavšić, presidente della Repubblica Serba dal 1996 al 1998, a undici anni di carcere per i crimini di guerra commessi nella Bosnia orientale. A proposito della pulizia etnica in corso in quegli anni in Bosnia, la Plavšić aveva detto: « Preferirei ripulire completamente la Bosnia orientale dai musulmani. È un fenomeno perfettamente naturale quello che hanno definito come pulizia etnica, e considerato come una sorta di crimine di guerra». Nel 2001 la Plavšić si consegnò spontaneamente al Tribunale Penale Internazionale e decise di collaborare. Dopo avere scontato due terzi della pena in carcere, fu rimessa in libertà nel settembre del 2009.

La Bosnia è uno dei paesi che più hanno subito le conseguenze della guerra civile nella ex Jugoslavia. Gli accordi di Dayton, che nel 1995 segnarono la fine del conflitto, riconobbero ufficialmente la presenza in Bosnia Erzegovina di due entità ben definite: una repubblica di etnia serba e una federazione croato-musulmana, governate da alcune deboli istituzioni centrali. Da allora il Paese è sotto tutela internazionale, nell’attesa di ristabilire uno stabile sistema giudiziario, politico, amministrativo ed economico.

Non è la prima volta che a Ivan Polje viene ordinato lo scavo di fosse comuni della guerra.