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  • martedì 10 maggio 2011

La Bosnia in crisi

La Bosnia rischia di affrontare la sua peggiore crisi dalla fine della guerra nella ex Jugoslavia

La Repubblica Serba ha indetto un referendum per sfiduciare le pericolanti istituzioni nazionali

La Bosnia sembra sul punto di affrontare la sua peggiore crisi dalla fine della guerra nella ex Jugoslavia. L’allarme è stato lanciato dall’Alto rappresentante della comunità internazionale per la Bosnia Erzegovina, il diplomatico austriaco Valentin Inzko, che ha inviato un rapporto alle Nazioni Unite in cui spiega come le autorità serbo-bosniache stiano cercando di compromettere gli accordi di Dayton che misero fine al conflitto degli anni Novanta.

Gli accordi di Dayton riconobbero ufficialmente la presenza in Bosnia Erzegovina di due entità ben definite: una repubblica di etnia serba e una federazione croato-musulmana, governate da alcune deboli istituzioni centrali. Da allora il Paese è sotto tutela internazionale, nell’attesa di ristabilire uno stabile sistema giudiziario, politico, amministrativo ed economico.

L’ultimo tentativo di sabotaggio delle autorità serbo-bosniache ha a che fare con un referendum previsto per metà giugno. La Repubblica serba accusa il Tribunale nazionale della Bosnia, che tra le altre cose ha il compito di processare anche i sospetti criminali di guerra, di essere ostile ai serbi e ha quindi indetto un referendum per votarne la sfiducia. Il referendum chiederà ai cittadini di esprimersi anche sull’autorità di Inzko, accusato di abusare dei suoi poteri: il rappresentante internazionale della Serbia ha il potere di veto su tutte le leggi e il potere di licenziare i ministri e i membri del Parlamento.

Inzko ha chiesto alla Repubblica Serba di annullare il referendum, perché nel caso in cui dovesse essere approvato sarebbe costretto a respingerne il risultato innescando potenzialmente nuovi conflitti. Ha anche detto per la prima volta che il processo della Bosnia per entrare a far parte di Unione Europea e NATO si è ormai totalmente bloccato, soprattutto perché il presidente della Repubblica Serba, Milorad Dodik, ha continuato a «mettere sempre in discussione l’integrità territoriale e la sovranità della Bosnia». Dodik ha manifestato più volte la sua intenzione di dividere ulteriormente il Paese, soprattutto in seguito alla secessione del Kosovo dalla Serbia nel 2008, e recentemente ha detto che preferirebbe rinunciare all’ingresso nell’Unione Europea se in cambio potesse ottenere maggiore autonomia per le istituzioni federali. Nonostante siano già passati sette mesi dalle ultime elezioni, la formazione di un nuovo governo è ancora lontana.

«La necessità di una presenza internazionale, sia civile che militare, è ancora urgente in Bosnia», ha scritto Inzko nel suo rapporto alle Nazioni Unite. «La comunità internazionale dovrebbe affrontare la crisi attuale molto seriamente. Ulteriori divisioni all’interno della Bosnia potrebbero condurre a nuove instabilità e avere effetti molto negativi per l’intera regione». Le autorità serbe, a loro volta, hanno inviato un messaggio alla presidenza dell’ONU in cui sostengono che Inzko sta solo cercando di raggirare le Nazioni Unite per poter continuare ad abusare del suo potere.

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