• Mondo
  • giovedì 5 Maggio 2011

Il referendum nel Regno Unito

Si vota oggi per cambiare la legge elettorale, come chiesto dai liberaldemocratici

Il nuovo sistema chiederebbe agli elettori di fare la classifica dei candidati che preferiscono

Oggi si vota per un referendum sulla legge elettorale, in Regno Unito. La consultazione era stata chiesta dai liberaldemocratici e da questi posta come condizione al momento di sottoscrivere l’accordo di coalizione con i conservatori: da molti anni, infatti, i liberaldemocratici spingono per una riforma della legge elettorale britannica, visto che l’attuale sistema maggioritario con collegio uninominale rafforza i due maggiori partiti e rende complicato per i liberaldemocratici guadagnare terreno alle elezioni. Il quesito referendario, così come apparirà sulla scheda elettorale, è questo:

In questo momento, il Regno Unito utilizza il sistema “first past the post” per eleggere i parlamentari alla Camera dei Comuni. Bisogna sostituirlo con il sistema “alternative vote”?

Semplice e comprensibile, senza riferimenti a questa o quella legge. Ma bisogna capire di cosa parliamo.

Il territorio della Gran Bretagna è diviso in collegi. Con l’attuale sistema, in ogni collegio i partiti propongono un candidato e, dopo le elezioni, il candidato che ottiene almeno un voto più di tutti gli altri viene eletto: il sistema viene definito convenzionalmente “first-past-the-post”. Non esiste, quindi, una distribuzione proporzionale dei seggi in base al numero dei voti: vincere in un collegio con il 90 per cento dei voti e vincere con il 30 per cento, magari per la presenza di molti candidati, ha la stesso effetto a livello nazionale.

Il nuovo sistema, quello sottoposto oggi al voto degli elettori britannici, viene convenzionalmente definito “alternative vote”. Prevede che gli elettori continuino a eleggere un candidato per ogni collegio, ma in un modo diverso: il giorno delle elezioni, infatti, sulla scheda elettorale potranno mettere i candidati in ordine di preferenza, invece di votarne uno solo. Al momento dello spoglio, saranno contate innanzitutto le prime preferenze, i primi posti: se nessun candidato ha una maggioranza assoluta di prime preferenze, il candidato con meno prime preferenze di tutti viene scartato e vengono prese in considerazione e distribuite agli altri candidati le seconde preferenze di chi aveva votato per lui. Il processo continua finché non si arriva a un unico candidato con la maggioranza assoluta di preferenze.

I liberaldemocratici si sono spesi attivamente nella campagna referendaria a favore del cambio di legge elettorale, i conservatori hanno fatto lo stesso ma esprimendo parere contrario. Il partito laburista non ha dato un’indicazione ufficiale ai suoi iscritti: la maggior parte dei suoi dirigenti, compreso il segretario Ed Miliband, è a favore del cambio di legge elettorale, ma esiste un consistente gruppo di contrari alla riforma all’interno del partito.

Sebbene fino a qualche mese fa sembrava che la competizione fra favorevoli e contrari fosse equilibrata, oggi i sondaggi attribuiscono al fronte del No un grande vantaggio: la consultazione pubblicata oggi dal Guardian sostiene che il 68 per cento degli elettori britannici pensa di bocciare il cambio di legge elettorale. Analisti e commentatori sono unanimi nell’attribuire questo fallimento ai liberaldemocratici di Nick Clegg, storici promotori della riforma e oggi alle prese con il loro momento di maggiore impopolarità da decenni a questa parte. Il segretario del partito laburista, Ed Miliband, durante un evento a favore del Sì, ha invitato gli elettori a non approfittare del referendum per “prendere a calci Nick Clegg” visto che la riforma cambierebbe in meglio il sistema elettorale. Lo stesso Clegg ieri ha messo le mani avanti, dicendo che capisce che in un momento di faticosa ripresa dalla crisi economica e di grandi tumulti internazionali, il sistema elettorale britannico non sia tra le principali preoccupazioni degli elettori. La probabile sconfitta referendaria allontanerebbe di molto un’eventuale riforma elettorale, storico obiettivo dei liberaldemocratici, frustrando ancora di più l’elettorato di Nick Clegg e mettendo a rischio la sua permanenza nella coalizione di governo.

foto: Oli Scarff/Getty Images