Non sapremo più come nascono i grandi romanzi

Si scrive direttamente con un programma di videoscrittura che non conserva traccia delle correzioni e dei ripensamenti

«La letteratura sta diventando il regno eterno della bella copia»

Tra i molti cambiamenti drastici e irriversibili portati dalle rivoluzioni tecnologiche degli ultimi anni, diverso riguardano il nostro rapporto, con i testi, i linguaggi e le memorie. Molto si è detto e scritto, per esempio della progressiva perdita dell’abitudine alla scrittura manuale e all’uso del corsivo. Sul Corriere della Sera di oggi, Stefano Montefiori racconta invece – parlando con il direttore dell’Istituto dei testi e dei manoscritti moderni di Parigi Pierre-Marc De Biasi – di come l’uso del computer e dei dispositivi di videoscrittura che ormai gli autori contemporanei prediligono non permetterà in futuro di capire come sono nati e si sono evoluti i loro testi: la scomparsa delle bozze, dei testi annotati e corretti, delle evoluzioni successive di un documento (salvo indagini informatiche più complesse). La scrittura a computer non salva le correzioni, quindi la fase di rielaborazione e le modifiche non lasciano traccia: ad imporsi è soltanto la versione definitiva, e il lavoro preparatorio resta sconosciuto agli studiosi.

PARIGI—Della Recherche di Marcel Proust, scritta tra il 1909 e il 1922, ci restano 75 volumi con i manoscritti e le correzioni, e quattro quaderni di note. Jonathan Littell ha scritto Le Benevole, dopo un anno e mezzo di ricerche a Mosca nel 2001, in 112 giorni; due stesure a carta e penna, e una terza con il computer. Ma molti altri scrittori della sua generazione sono andati ancora più in là avendo ormai dimenticato la carta: si scrive direttamente con un programma di videoscrittura, che non conserva traccia—a meno che non gli venga chiesto — delle correzioni e dei ripensamenti che fanno da secoli la gioia dei filologi. La letteratura sta diventando il regno eterno della bella copia.
«Distruggendo la possibilità della memoria, ci stiamo preparando un futuro orfano di noi stessi», dice Pierre- Marc de Biasi, direttore dell’Item (Istituto dei testi e dei manoscritti moderni). Il grido d’allarme di questo studioso di Gustave Flaubert (celebre per le stesure tormentate) si basa sulla constatazione che da circa vent’anni la maggioranza degli scrittori si è convertita ai born digital manuscripts, cioè manoscritti composti direttamente al computer, e non resta alcuna traccia della genesi del loro lavoro. Per la prima volta dal Settecento, viviamo in un’epoca nella quale non resterà nulla del gigantesco lavoro preparatorio che prelude all’opera completa. E gli studiosi, abituati a scrutare minuziosamente l’evoluzione di un passaggio di Jane Austen o Honoré de Balzac, scoprono che non avranno nulla su cui indagare in futuro per capire come un autore è arrivato a creare un capolavoro della nostra epoca.

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