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“Un processo non è una festa, né un circo”

Beppe Severgnini sulla necessità di darci una calmata e comportarci con dignità, tutti

Oggi sul Corriere della Sera Beppe Severgnini commenta la fibrillazione in vista dell’inizio del processo Ruby – quella dei giornalisti, quella dei politici e quella dei cittadini – e invita ad avere qualche contegno in più, ché un processo è una cosa seria.

Una radio e due quotidiani tedeschi, due televisioni inglesi, due americane, svariati mezzi di comunicazione europei. Tanti colleghi italiani, con trascorsi all’estero e un inglese passabile, hanno ricevuto nei giorni scorsi le stesse richieste: un aiuto, un’informazione, un’opinione o una dichiarazione sul processo Ruby. Perché ormai si chiama così, con buona pace della nostra reputazione internazionale.

Nelle prossime ore calerà su Milano un circo mediatico degno dei grandi appuntamenti internazionali: l’ufficio-stampa di Expo 2015 morirà d’invidia. La combinazione sesso-politica attira quanto l’abbinamento gioventù-celebrità e l’accoppiata potere-denaro: nella Ruby-story c’è tutto, in dosi massicce e spettacolari. Da cinque mesi i giornali di qualità e i telegiornali della sera – a Londra e a New York, a Parigi e a Zurigo – mostrano foto, forme e storie solitamente riservate ai tabloid e alla TV trash del pomeriggio: ottime tirature, grandi ascolti e coscienza professionale tranquilla. Ho detto e scritto che «bunga bunga» è il suono di decine di milioni di teste italiane che sbattono contro il muro, disperate. Niente da fare: non mi credono.

Si parte, come sapete, mercoledì 6 aprile. Prima udienza nel giudizio immediato a carico di Silvio Berlusconi per i reati di concussione e prostituzione minorile. Il processo comincia alle 9.30. A giudicare il premier e gli altri imputati saranno tre donne: Carmen D’Elia, Orsola De Cristofaro e Giulia Turri. Altre quarantatré saranno ascoltate come testimoni. Gli spagnoli dicono: mai fidarsi di aprile e di una donna. Il mondo gongola. Noi prepariamoci.

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