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  • giovedì 10 Febbraio 2011

Facebook in Cina

Dal 2009 l'accesso al social network è bloccato, ma le cose piano piano si stanno muovendo

La settimana scorsa Facebook ha aperto un ufficio a Hong Kong, il secondo in Asia

di Simone Incontro

Il ritorno di Facebook in Cina potrebbe passare da Hong Kong. È trascorso appena un mese dal viaggio di Mark Zuckerberg in Cina che già si torna a parlare di un nuovo possibile (seppure non imminente) ingresso del social network nella nazione più popolosa del mondo. Facebook ha aperto proprio questa settimana il suo ufficio commerciale a Hong Kong, regione amministrativa speciale dove, rispetto al resto della nazione, il social network è ancora accessibile.

La Cina, infatti, ha bandito Facebook dall’estate del 2009, in occasione degli scontri nella provincia dello Xinjiang. Da allora, se non si è dotati di un proxy server, è impossibile accedere al sito e controllare il proprio profilo. Se si cerca di raggiungere Facebook, tuttora compare il messaggio “Error 404: File Not Found”. Il contrasto è ancora più forte, come abbiamo provato, se si fa una prova con il proprio computer da Shenzhen, la città della Cina interna che confina con Hong Kong. Se si guarda la mappa del mondo degli utenti di Facebook realizzata da Paul Butler, la Cina è un grande buco nero.

Eppure la notizia che Zuckerberg è stato nominato da Time personaggio dell’anno non è stata affatto nascosta ai cinesi, e ha guadagnato copertine di settimanali e pagine e pagine di giornali governativi. Il dvd di The Social Network (naturalmente contraffatto) si trovava e si trova ancora facilmente da tutti i rivenditori per strada al prezzo di 5 yuan (circa 55 centesimi) e nei negozi di film con un prezzo che si aggira attorno ai 10 yuan (circa un euro e 10 centesimi).

Lo scorso ottobre, in un intervento all’Università di Stanford, Zuckerberg aveva detto agli studenti che lo ascoltavano: “Come possiamo connettere il mondo intero se lasciamo fuori un miliardo di persone?”. E così il suo viaggio di dicembre – ufficialmente di piacere – si è trasformato in qualcosa di diverso, facilitato dal fatto che Zuckerberg prende lezioni di mandarino e la sua fidanzata, Priscilla Chan, è per metà cinese. Subito dopo il suo arrivo a Pechino, nel giro di tre giorni Zuckerberg ha visto prima il capo di Baidu, il più importante motore di ricerca in Cina, Robin Li, e poi il presidente della più grande compagnia di telefonia mobile, China Mobile Ltd., Wang Jianzhou e, infine, il CEO del colosso della rete cinese Sina, Charles Chao.

Durante la vacanza di Zuckerberg sembra essere avvenuto un fatto interessante. Secondo SocialBakers, un sito internet che registra il traffico web, gli utenti di Facebook in Cina sarebbero più che raddoppiati, passando da 300mila a 700mila in soli due mesi. Il dato, secondo alcuni quotidiani tra cui il Financial Times, non è affidabile al cento per cento. Non ci sono però dubbi sulle potenzialità dei mercati di Hong Kong, Taiwan e Cina interna. Solo quest’ultima ha 450 milioni di internauti: un cinese su tre naviga regolarmente sul web e i siti simili a Facebook – a volte delle vere e proprie copie – riscuotono un notevole successo di utenti: Kaixin ha 80 milioni di utenti, RenRen ne ha 150 milioni, la piattaforma di microblog di Sina, Weibao, a quota 100 milioni.

L’ingresso di Facebook in Cina non sarà facile, comunque. È difficile immaginare, almeno nel breve termine, il ritorno online di un social network che ospita gruppi a favore del Dalai Lama, del premio Nobel Liu Xiaobo o di altri personaggi scomodi al regime di Pechino. Nel frattempo Zuckerberg si concentra sul business a Hong Kong e a Taiwan, due importanti mercati dove gli utenti sono molto attivi e le piattaforme di social network sono popolari. L’ufficio di Facebook a Hong Kong è il secondo in Asia, il primo si trova a Singapore. Kumiko Hidaka, portavoce del social network americano, ha detto che l’ufficio vendite inizierà con “un determinato numero di dipendenti a cui ne verranno aggiunti altri con la crescita dell’attività”. L’ufficio servirà proprio Hong Kong e Taiwan.

foto: Imaginechina via AP Images