La FIAT vuole trasferirsi a Detroit?

"Tra due o tre anni FIAT e Chrysler potranno diventare un'unica entità che potrebbe avere sede qui" dice Marchionne

Nel pomeriggio arriva la marcia indietro, in una telefonata col ministro Sacconi

I giornali di questa mattina davano conto delle parole di Sergio Marchionne, amministratore delegato della FIAT, durante un discorso a San Francisco. “Tra due o tre anni Fiat e Chrysler potranno diventare un’unica entità che potrebbe avere sede qui”. Lo stesso Marchionne aveva aggiunto che si tratta solo di “ipotesi”, anche perché la FIAT non farà nulla fino a quando non avrà “restituito i prestiti concessi dai governi di Usa e Canada”. Però comprensibilmente è partita una gran polemica, nei confronti del governo e nei confronti dello stesso amministratore delegato della FIAT.

Nel pomeriggio il ministro del welfare Sacconi ha parlato al telefono con Marchionne, e il loro colloquio ridimensionerebbe l’ipotesi di trasferire il quartier generale della FIAT da Torino a Detroit.

Nessuna localizzazione, “né per l’oggi né per il domani”, delle funzioni direzionali e progettuali di Fiat all’estero. Lo ha assicurato l’ad di Fiat Sergio Marchionne al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, nel corso di un colloquio telefonico, dopo l’ipotesi lanciata ieri dall’ad del Lingotto 1 di una possibile fusione tra Fiat e Chrysler con ‘testa’ a Detroit.

“Marchionne ha spiegato il senso delle ipotesi formulate con esclusivo riferimento a futuri e possibili, ma assolutamente non decisi, assetti societari, senza alcun riferimento a una diversa localizzazione delle funzioni direzionali e progettuali della società”, si legge in una nota diffusa dal Ministero. Anche dal governo, questa volta, è arrivata una sostanziale richiesta di chiarimento. All’amministratore delegato della Fiat “chiediamo la garanzia di un trasparente e continuo confronto con le istituzioni e le parti sociali”, ha detto Sacconi, aggiungendo: “Una vaga ipotesi non è una decisione. E non può quindi dar luogo al solito festival delle Cassandre” ma “una cosa è certa: l’Italia tutta, nelle sue componenti istituzionali come in quelle sociali prevalenti, si è guadagnata il diritto a conservare funzioni direzionali e progettuali”.

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