Nessuno tocchi nessuno

Anche una difesa della "privacy" di Berlusconi come quella di Tiziana Maiolo trova atroce la campagna del Giornale contro Ilda Boccassini

Oggi sul Secolo Tiziana Maiolo fa una riflessione non faziosa su quello che è avvenuto con la storia del Giornale e di Ilda Boccassini. Qui al Post non siamo convintissimi – diciamo – di alcuni aspetti della difesa di Silvio Berlusconi, ma proprio perché vengono da quel punto di vista le considerazioni di Maiolo sono rilevanti e indipendenti.

La prossima volta in cui il direttore del Giornale sentirà il bisogno impellente di rievocare episodietti che riguardano Ilda Boccassini nella sua veste di giovane pm di quarant’anni fa, dia un colpo di telefono a uno dei tanti cronisti giudiziari milanesi dell’epoca. Avrà le notizie più in fretta ed eviterà di mettere nei guai il povero Matteo Brigandì, avvocato e membro laico (in quota alla Lega) del Consiglio superiore della magistratura, oggi indagato perché sospettato di aver passato al quotidiano di Sallusti documenti coperti da segreto. Se Brigandì sarà in qualche modo sanzionato, sarà il primo nella storia dei rapporti tra magistratura e organi d’informazione. Lo dico da ex cronista giudiziaria al palazzo di giustizia di Milano e anche di Roma, cui le notizie riservate sono sempre state date dai magistrati. I quali però sono sempre rimasti impuniti. Perché i giornalisti non rivelano mai le loro fonti e perché i magistrati non hanno voglia di indagare sui propri colleghi.

Ma va detto che questa volta non valeva proprio la pena di rischiare indagini e perquisizioni, come è accaduto al Giornale e alla cronista autrice di uno scoop che tale non è (a volte basterebbe avere un buon archivio). Ilda Boccassini non era solo un giovane Pubblico ministero, in quel 1982 in cui avvenne il “fattaccio”, era anche una bella ragazza, molto corteggiata e molto normale. E molto normalmente era stata vista per strada, in una zona non molto lontana dal palazzo di giustizia di Milano, mentre si baciava con un ragazzo. Casualmente il ragazzo era un giornalista. Casualmente era di Lotta continua (oggi lavora in un quotidiano economico) e veniva ogni tanto al Palazzo di Giustizia. Lì i due si erano conosciuti e forse invaghiti.
Bisognerebbe ricordare che cosa era il 1982 e chi era il procuratore capo di Milano Mauro Gresti, rigido conservatore un po’ bacchettone, per immaginare quel che oggi sarebbe inimmaginabile. E cioè perché sia stato fatto un ricorso al Csm (in seguito archiviato) per denunciare come scandaloso e lesivo della dignità della magistratura un bacio dato per strada. Boccassini si era difesa invocando il diritto alla privacy, e questo oggi al Giornale pare scandaloso e contraddittorio rispetto alle indagini da lei condotte sulla vita privata del presidente Silvio Berlusconi. Su queste indagini ci sarebbe sicuramente molto da dire. Ma altrettanto c’è da dire sul garantismo a senso unico, ormai diventato sport nazionale a destra e a sinistra. Con il risultato di azzerare le garanzie di tutti. Così, se Ilda Boccassini non rispetta i diritti di Silvio Berlusconi e il Giornale non rispetta i diritti di Boccassini, poi arriverà qualcuno che non rispetterà i diritti del Giornale, e questo qualcuno sarà a sua volta calpestato da altri. In questo gioco di specchi, atroce catena di S.Antonio del forcaiolismo, non ci saranno vinti e vincitori, ma non ci sarà neanche più una vera giustizia. Né una giusta informazione.

Nei giorni scorsi c’è stato qualche problema simile al quotidiano il Manifesto, dove Valentino Parlato ha osato il non osabile, cioè ha messo in discussione il processo che aveva condannato per quattro omicidi Cesare Battisti. I suoi lettori, non più abituati da anni a quel che una volta in quel giornale era la norma, cioè difendere i diritti di tutti, sono insorti. Pure dovrebbero sapere, almeno i più anziani, che nei processi di terrorismo ci sono state spesso condanne basate solo sulla parola dei pentiti. Dovrebbero aver imparato a coltivare il dubbio, questo significa “Nessuno tocchi Caino”, essendo chiaro che ai diritti di Abele pensiamo già tutti. Invece no.
Così Brigandì (che comunque giura di non aver dato lui quelle carte al Giornale) rischia una sanzione sproporzionata rispetto al risultato. E sarebbe meglio che il Giornale oggi trovasse il coraggio di sostenere che la giovane Boccassini di allora (pur se oggi “nemica”) aveva il diritto di baciare chi voleva e anche di invocare la privacy. Questo darebbe più forza alla giusta battaglia in difesa della privacy di Berlusconi. E se il Manifesto riconoscesse anche al “nemico” Berlusconi il diritto a processi più giusti, troverebbe lettori più sensibili persino ai diritti della persona più difficile da difendere, Cesare Battisti.

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