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  • martedì 1 Febbraio 2011

Il Belgio ricomincia da capo

Il re incontra oggi i leader fiamminghi e francofoni, dopo le dimissioni dell'ennesimo mediatore

Se il 17 febbraio il Belgio non avrà ancora un governo, sarà un record mondiale

Il re belga Alberto II incontrerà questa mattina il presidente del Partito socialista francofono, Elio Di Rupo. Alle 15 sarà invece il turno di Bart De Wever, presidente del partito autonomista fiammingo. Il tema della discussione sarà lo stesso degli ultimi otto mesi: la formazione di un governo stobile. Giovedì scorso, infatti, l’ultima persona che era stata incaricata di condurre una “missione di conciliazione”, Johan Vande Lanotte, si era arresa. Con le consultazioni di oggi, che riguardano i due maggiori partiti del Belgio, il re conclude il giro dei leader dei partiti che hanno vinto le elezioni del 13 giugno: sul tavolo c’è una riforma dello Stato, ormai indispensabile, attorno alla quale si tenta di trovare una qualche soluzione condivisa.

Lo stallo è cominciato con le elezioni di giugno 2010, convocate prima della fine naturale della legislatura a causa di una crisi di governo. Il voto ha peggiorato le cose: gli autonomisti fiamminghi di Bart De Wever hanno vinto al nord, i socialisti francofoni di Elio Di Rupo hanno vinto al sud. Non si riescono a mettere d’accordo e di fatto il fatto il paese è spaccato, e a nulla sono serviti quattro tentativi in otto mesi di formare una qualche coalizione. L’ultimo negoziatore, Vande Lanotte, non è riuscito nemmeno a riunire tutti i partiti allo stesso tavolo. Se la crisi dovesse andare avanti fino al 17 febbraio, i giorni del Belgio senza un governo diventeranno 250: un record mondiale.

Nel frattempo, il Belgio sta affrontando una difficile crisi anche sul fronte economico, con un sensibile aumento del debito pubblico che richiederebbe un governo stabile per essere amministrato e gestito. Vande Lanotte aveva proposto un piano per mediare tra le richieste degli autonomisti e dei socialisti. Il progetto prevedeva di dare maggiori poteri alle regioni, riducendo il controllo centrale, cosa che avrebbe portato a più autonomie per le comunità fiamminghe e francofone. I fiamminghi chiedono da tempo la possibilità di avere maggior controllo sui sistemi di tassazione, mentre i francofoni hanno chiesto più volte maggiori risorse economiche per la loro regione. La richiesta di apportare ulteriori modifiche al piano di Lanotte ha portato a una nuova fase di stallo, spingendo il mediatore a rassegnare le dimissioni. Per gli analisti politici, l’unica soluzione efficace potrebbero essere nuove elezioni nella speranza che si possano così creare nuove alleanze e maggioranze più stabili. Il problema è però di sistema e un semplice ritorno alle urne potrebbe rivelarsi insufficiente.