Veltroni propone manifestazioni “di tutti”

«Sarebbe allora bello se in uno stesso giorno in tutti gli ottomila comuni italiani i cittadini si riunissero nella piazza centrale»

«Sarebbe la più grande manifestazione della storia italiana»

Walter Veltroni ha scritto una lettera a Repubblica, proponendo una mobilitazione generale dei cittadini italiani per “voltare pagina”.

Caro Direttore, il momento che vive il paese è tra i più drammatici che l’Italia abbia mai conosciuto. La sensazione di sfarinamento delle regole minime della vita civile, l’arroganza di chi detiene il potere, la delegittimazione intollerabile del prestigio della nazione all’estero si accompagnano ad una pericolosa sensazione di impotenza e di sfiducia dei cittadini.

Un mondo sta finendo, un mondo durato diciassette anni, che ha stravolto il paese senza introdurre una sola modernizzazione. La vita politica è stata imprigionata dentro un’anomala dialettica tutta negativa. Solo qui gli schieramenti e le esperienze di governo si sono consumati esclusivamente “contro” impedendo al paese di conoscere ciò che è suo diritto conoscere: riforme, modernizzazioni, pagine nuove di giustizia sociale e diritti collettivi. Solo il primo governo Prodi, con l’obiettivo dell’euro, è riuscito a mobilitare le coscienze e dare al paese la sensazione di essere proiettato verso una meta collettiva. Quel mondo sta finendo, ma non finisce. E anzi sta abbarbicato ad istituzioni che si cerca di piegare ancora una volta a ragioni meschinamente personali. Fino al punto di mettere in gioco il destino stesso dell’Italia. Cinismo, da “avvelenatori di pozzi”.

Oggi l’Italia è un paese stanco, sfibrato, nauseato. E la crisi bussa violentemente alle porte delle famiglie trovando ragazzi imprigionati nella trappola della precarietà, lavoratori in cassa integrazione, piccoli imprenditori schiacciati da burocrazia e
stretta creditizia, talenti con la valigia in mano. E, in tutti, una paura nuova per gli italiani. La paura del futuro. E la sensazione che la politica sia non la soluzione, ma uno dei fattori della crisi. Esiste il rischio che si faccia strada la frustrazione che, spesso, genera radicalizzazione disperata. Dobbiamo evitarlo, tutti insieme. Cercando di fare in modo che questa crisi devastante finisca, dando spazio alle energie sane del paese. In questo momento molti elettori che hanno votato per il centrodestra sentono un disagio profondo anche se stentano a individuare un’alternativa credibile.

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