Il mondo salvato da Elsa

Esce per Sellerio «Festa per Elsa», una raccolta di scritti per Elsa Morante redatti in occasione della sua morte, nel 1985

Elsa Morante morì il 25 novembre del 1985. Il settimanale culturale Fine secolo le dedicò allora un numero speciale, con gli scritti di tante persone che le erano state legate. Quella raccolta torna ora in libreria con lo stesso titolo Festa per Elsa (Sellerio). Tra i testi gli appunti inediti da un diario di conversazioni con Elsa, negli anni della sua ultima malattia, di Adriano Sofri. Repubblica ne ha anticipato oggi alcune pagine.

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4 novembre 1983
Elsa e i sogni spaventosi. L’hanno abbandonata, dice, ma è ancora peggio, le tenevano almeno compagnia. Si sono offesi, dice. Beata te che sei al caldo, le dico, fuori c´è una pioggia noiosa – sì, ma gli ombrelli sono bellissimi quando si aprono.

29 dicembre
Elsa sta meglio, dunque si sente peggio.
Forse anche questa malattia, dice, le è stata mandata come una prova. Si viene al mondo (al contrario che per Leopardi) per propria scelta, perché ci sono delle cose da fare. E se ne è responsabili. Le mattine sono terribili. E le sere sono terribili, perché avvicinano le mattine.

16 settembre 1984
Ha le mani gonfie. «Non sono mica così le mie mani». La poesia di un innamorato sedicenne a lei dodicenne: «Mani diafane come la maga Alcina». La seduzione. Ai ragazzi piaceva, anche ai più grandi, quelli del liceo, che le passavano davanti a salutare e mandare baci. Piaceva più delle sue compagne, che del resto erano solo tre, e bruttine. Quando qualcuno le è piaciuto, gli ha fatto la corte, ma sempre con grande timidezza. Ma in genere non si è fatta scappare la preda che aveva bramato. Con una sua amica tedesca, Margherita Rossi – con lei andava molto d´accordo, anche se era donna – una volta al mare aveva visto un giovane bellissimo, meraviglioso, polacco francese americano, si chiamava David Korda, gli passava davanti facendo tintinnare le chiavi dell’ auto, ma senza il coraggio di rivolgergli la parola: partono, ma a mezza strada decide che non ce la fa a stare senza. Tornano, l’ amica passa da sola e dice che non la trova più, poi passa lei e David la chiama, la sera stanno insieme. Quando lui parte lo lascia andare per non far soffrire troppo Moravia, ma poi va a cercarlo, invano, in Svizzera.
Figli ne voleva avere, Moravia no, e quindi non con lui, e nemmeno con Bill Morrow. Un altro glielo chiese, e lei accettò. Il futuro padre era anche ricco e questo non nuoceva. Ma i medici le dicono che c’è il rischio che nasca infelice; se no, deve operarsi, ma non è garantito che l’operazione resti parziale. Allora rinuncia. Ma è una gran rinuncia. Per tutta la vita ha sofferto per un aborto, fatto a 19 anni. Lo disse al confessore, che poi era Tacchi Venturi, procurato dalla madrina di battesimo Gonzaga. Lui la minacciò, le disse «Sono cose che dovrei denunciare», per fortuna poi non lo fece.
Le città più belle, Firenze, Perugia soprattutto, percorsa a piedi, Venezia. Quando vide Venezia pensò: io da qui non me ne posso andare più. Aveva 100 lire e decise di giocarle, aveva in testa il numero 21, uscì sul serio, vinse 3.600 lire e restò a Venezia un mese.
(Un vecchio racconto di Elsa che era a Venezia, per il festival al Lido, e la sera era al tavolino di un bar con altri e si annoiava, ma per fortuna c´era un bambinello e lei si mise a giocare con lui, finché il piccolo crollò e si addormentò sulla sedia, e quando si svegliò e si guardò attorno incerto la vide, si illuminò e le disse: «Ti ricordi?»)
La cosa più importante è detta anche da Caproni, cuore fanciullo in corpo di vecchiezza. Non so dove metterlo questo corpo, come liberarmene. Chissà se posso usare questa cinghia per la fisioterapia per strozzarmi. Stavo per farlo quando sei arrivato. Questo corpo che non mi serve più a niente, che mi dà solo sofferenza – su questo potrei scrivere un romanzo. Ecco, vedi, avevo parlato tante volte di questo, ma tu mi hai fatto venire l’idea di scrivere il mio prossimo romanzo.

Yourcenar, non l’ho amata. Non sono andata avanti con le Memorie di Adriano. Mi dicono che le sue memorie sono migliori dei libri. Avevo un grande amico spagnolo, antifranchista, che la adorava. Ha fatto il Cristo per Pasolini. Coi soldi si comprò un enorme impianto stereo, poi partendo voleva regalarmelo, ma era troppo grande. Ho sempre temuto che lo abbiano ammazzato. (Enrique Izaroqui era vivo e lo è ancora). Saba. Era delizioso. Era anche un vecchio impossibile, un bugiardo. Mi lesse Ernesto dicendo che lo leggeva solo a me, io ero lusingata, ma non era vero niente. Quando si autorecluse in manicomio, e diceva che solo lì c´era gente perbene (quanto a me, credo che nemmeno lì) mi diceva: credono che io non sappia che le iniezioni che mi fanno non sono di morfina, ma di acqua fresca.

La Gonzaga aveva una grande villa qui vicino, che è stata venduta. (Maria Maraini Guerrieri Gonzaga. La villa, oggi sede dell´Accademia tedesca, in Largo di Villa Massimo). Aveva marito e figli, ed era lesbica, stava con una che aveva avuto una bambina, e lei fu la mia compagna di giochi. Imparai lì com´era la vita dei ricchi, che poi descrissi in Menzogna e sortilegio.

Le donne mi invidiano. Io non mi sono mai piaciuta. Mi piacevano i ragazzi, mi facevo bella, ma per loro, non per me. Non mi volevo bene.

Penso che Dio è la natura, e che alla natura appartiene l´uomo che ha espresso più mirabilmente questa divinità che è di tutto, Cristo. Penso che ora gli uomini hanno perso lo Spirito santo. Le dico: Chissà se si è estinto o si è nascosto. Il fatto che io e te ora ne parliamo, dice, potrebbe far sperare che si sia nascosto.

Avevo una donna tedesca che per non farsi insultare si faceva passare per ebrea.

Anna Magnani era fantastica, una grandissima attrice, ma non capiva niente dei testi. Le hanno fatto fare La lupa, e non Madre Coraggio (io comunque non amo Brecht) che le calzava. Voleva che scrivessi una cosa per lei, e l´avrei fatto volentieri, ma sapevo che poi non l´avrebbe recitato. Alla fine soffriva di aver perduto un po’ di popolarità, e voleva sempre andare in quegli orrendi bar di via Veneto, dove si viene fotografati, così smettemmo di passare insieme le sere.

Si può trattare un corpo vecchio, le dico accarezzandola, come un vecchio albero, che si accarezza. Lo diceva anche Leopardi, dice, ma io non voglio nessuna carezza (è contenta che la carezzi) io voglio morire, e andare dove sarà, al Purgatorio. Se non fosse stato per Lucia ci sarei già. Forse ho fatto un’esperienza della morte.

Einaudi è come un bambino, ha tante mogli, a me questo piace. Mi hanno raccontato una storia bella, che quest’estate a Ginostra passava sempre un rumore di zoccoli e un raglio d’asino, e una mattina che non era passato, Giulio è andato lui a ragliare al letto di sua figlia.

Sono sempre preoccupata per il polso di Randi perché penso che per lei tessere è come per me scrivere.

Adesso non posso leggere più niente, solo il Vangelo e la Divina Commedia. Sono volumetti piccoli. Il Vangelo me l’ha regalato Tonino Ricchezza, e mi ha chiesto: Ma qui è raccontata la vita di Cristo?

L’unico grande desiderio che ho è di riavere una gatta siamese.