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  • giovedì 20 gennaio 2011

Alastair Campbell, non uno qualsiasi

Il leggendario stratega politico di Tony Blair intervistato da Europa, oggi

Alastair Campbell non è uno qualsiasi. Ha fatto il giornalista, si è occupato molto di politica. È stato portavoce, collaboratore e principale stratega di quello che è stato il più giovane premier britannico dal 1812, nonché quello che è rimasto premier più a lungo, l’unico laburista a vincere tre elezioni politiche consecutive, cioè Tony Blair. Il protagonista di una delle più belle serie televisive sulla politica è esplicitamente ispirato a lui. Ha diretto un apprezzato numero del New Statesman, storica rivista della sinistra britannica. Ha partecipato a Top Gear, il programma di motori della BBC, e per poco non faceva il record della pista. È considerato uno dei migliori al mondo nel suo campo, nonché una delle migliori menti politiche della sua generazione: potrete non essere d’accordo con lui su questo o quello, ma è difficile contestargli la lucidità e l’intelligenza delle cose che dice.

Durante il periodo che ha trascorso a Downing Street, Alastair Campbell ha tenuto un diario. Alcuni estratti sono stati pubblicati in un libro uscito nel 2007 che si chiama The Blair Years, che ha venduto moltissime copie e all’epoca Channel 4 premiò come libro politico dell’anno. Oggi esce un altro estratto di quei diari, che stavolta includono tutti quei particolari del complicato rapporto tra Brown e Blair che erano stati esclusi dal primo libro per non danneggiare il partito laburista, allora al governo. Si chiama Power and the People, copre i primi tre anni di governo Blair e negli ultimi giorni il Guardian ne ha dato diverse anticipazioni. Oggi Alastair Campbell è intervistato da Filippo Sensi per Europa.

Campbell racconta dei successi dei primi anni passati al governo dal Labour dopo il lunghissimo predominio conservatore a cavallo tra gli anni Settanta, Ottanta e Novanta. E dello storico accordo di pace in Irlanda del Nord.

Ci sono volute una pazienza incredibile e grandi qualità negoziali. Tanti avevano provato prima di lui, ma stavolta sembra avere funzionato. Ci sono molti altri risultati di rilievo: l’indipendenza della Banca d’Inghilterra, il reddito minimo dopo circa un secolo di lotte per averlo, la devolution per Scozia e Galles, Sure Start (una iniziativa di sostegno economico, modellata su simili progetti negli Stati Uniti, ndr) per aiutare i bambini delle famiglie più povere, il New Deal (una misura per combattere la disoccupazione di lungo termine, ndr). Potrei continuare.

Campbell è stato costretto alle dimissioni nel 2003, a seguito dello scandalo sui dossier che avrebbero dovuto provare la presenza delle armi di distruzione di massa in Iraq. La parte di opinione pubblica contraria all’intervento militare lo accusava di aver fatto pressioni perché i documenti dell’intelligence britannica e del ministero degli esteri non contraddicessero quelli provenienti dai loro omologhi statunitensi, e l’atteggiamento ruvido e aggressivo di Campbell non lo aiutò a riconquistare il favore dei suoi oppositori: quando, dopo il suicidio di David Kelly, il governo Blair dovette decidersi ad affrontare la momentanea impopolarità, Alastair Campbell fu l’inevitabile simbolo da sacrificare. Poi le cose si sono parzialmente ricomposte, e lo stesso Campbell a Europa rivendica la terza vittoria elettorale laburista, ottenuta a guerra in Iraq ampiamente cominciata e discussa.

Alastair Campbell è un blairiano, anzi, come scriveva qualche mese fa Marco Simoni sul Post, è “il più blairiano dei blairiani”, perché di Blair è stato lo stratega e il braccio destro. Nell’intervista di Europa racconta così il suo rapporto con l’ex premier britannico.

Abbiamo sempre avuto un buon rapporto, molto amichevole e franco. Non voleva attorno yes men. Così, di tanto in tanto, abbiamo avuto anche qualche disaccordo. Col passare degli anni abbiamo cominciato a condividere la stessa analisi sui media e sui problemi che ci hanno causato nella nostra azione politica e nella nostra cultura. Ma Tony era meno incline di me a farne un tema di confronto. Posso dire onestamente che lo ho apprezzato e rispettato più alla fine che all’inizio della nostra esperienza insieme. Non so quanta gente che fa politica possa dire lo stesso del suo ex capo.

Oggi Campbell tiene conferenze e scrive un blog, aperto poco prima delle ultime elezioni politiche e già con un notevole seguito. Parla di molte cose ma soprattutto, ovviamente, di politica britannica e di comunicazione politica. Senza quel riflesso sciocco che hanno molti comunicatori politici di professione, per i quali la materia di cui si occupano viene prima di qualsiasi cosa.

È giusto, certo, imparare dagli errori, ma anche dai successi. Fissare obiettivi chiari. Lavorare duro sulla strategia. E cercare di ignorare il rumore. [Saper comunicare] è importante, ma è ciò che fai, quello che realizzi, ad esserlo ancora di più. Troppi politici sono sensibili al richiamo e al rumore dei media. Tony e Bill Clinton erano entrambi grandi comunicatori. Ma ciò porta talvolta le persone a trascurare i loro punti di forza più importanti: l’abilità nel padroneggiare questioni complesse, prendere decisioni difficili, e guidare.

foto: Chris Jackson/Getty Images

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