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  • mercoledì 12 gennaio 2011

Cosa sta succedendo in Tunisia

Le proteste sono arrivate a Tunisi, il governo ordina l'intervento dell'esercito

Almeno 50 persone sarebbero già morte negli scontri, tutte le scuole e le università sono state chiuse

17.50 Il governo ha imposto il coprifuoco in tutta la regione di Tunisi.

15.18 Un’altra persona è morta in seguito agli scontri di questa mattina a Sfax, secondo gli ultimi aggiornamenti si tratterebbe di un quattordicenne.

12.52 Intanto continuano le manifestazioni e gli scontri con la polizia anche nel resto del paese. Questo è un video di oggi girato a Sfax, la seconda città della Tunisia.

12.26 Per gli oppositori che continuano a commentare gli eventi in rete – soprattutto su Twitter e Facebook – si tratta solo di decisioni di facciata: «Il regime, travolto dagli eventi, è preso dal panico e prende decisioni di facciata. Tremano e sanno che la fine si avvicina».

12.07 Il presidente Ben Ali ha sostituito il ministro degli Interni e ordinato la scarcerazione di tutti i detenuti arrestati durante gli scontri degli ultimi giorni. Poi ha annunciato la costituzione di una commissione speciale che indaghi sulla corruzione e sui comportamenti di alcuni funzionari pubblici.

11.30 Le voci di un possibile colpo di stato in corso sono state smentite. La notizia era stata diffusa questa mattina su Twitter.

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La situazione è molto confusa e in costante aggiornamento, e sintomo della precarietà e tensione sono le voci che nelle ultime ore hanno iniziato a circolare sempre più insistenti su un possibile colpo di stato contro il presidente della Tunisia, Ben Ali, che sarebbe addirittura pronto a scappare dal paese.

Le proteste degli ultimi giorni di migliaia di persone contro la disoccupazione e la corruzione del governo sono arrivate ieri sera anche nella capitale, Tunisi, e spinto il governo a ordinare l’intervento dell’esercito per reprimere la rivolta. Secondo gli ultimi aggiornamenti, i morti sarebbero aumentati (quelli accertati erano circa 25) e già saliti a cinquanta. Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha condannato l’azione violenta della polizia e invitato le autorità a trovare una soluzione «pacifica e trasparente».

In Tunisia una facciata di tranquillità politica imposta dalla autoritaria presidenza ventennale di Ben Ali e dagli investimenti nell’educazione e nel controllo dell’islamismo nasconde un conflitto sociale che è esploso in queste settimane: la disoccupazione toccava il 14% nel 2008, ma tra i giovani sotto i trent’anni era tripla rispetto agli adulti, e riguarda grandi masse laureati, in spregio alla vantata importanza del diploma tra le famiglie e nei messaggi pubblici nazionali. Secondo i dati raccolti da Le Monde, il 37% dei laureati del 2004 non aveva ancora un lavoro tre anni e mezzo dopo la laurea. In seguito alle proteste, il governo ha ordinato la chiusura di scuole e università a tempo indeterminato. Circa il 55% della popolazione è sotto i 25 anni.

Le proteste erano iniziate il 17 dicembre dopo che un giovane venditore ambulante si era dato fuoco per contestare il sequestro della sua merce: dopo di lui almeno altre cinque persone si sono date fuoco. Secondo la versione ufficiale, che ha parlato solo di pochi morti negli scontri, si è trattato di «legittima difesa da parte delle forze dell’ordine intervenute per difendere alcuni edifici governativi». Lunedì il presidente Ben Ali, durante un discorso alla nazione trasmesso dalla televisione di stato, ha promesso che creerà 300mila nuovi posti di lavoro.

Il ministro degli Esteri francese Michèle Alliot-Marie è stato duramente criticato per avere dichiarato che la Francia è pronta a offrire supporto al governo tunisino. «Siamo pronti a mettere a disposizione la nostra competenza per aiutare il governo a risolvere i problemi di sicurezza in corso», ha detto durante una seduta del parlamento. La Tunisia è stata un protettorato della Francia dal 1881 al 1956.

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