Elogio di Gian Burrasca

Negli Stati Uniti un movimento di genitori, psicologi e insegnanti sta cercando di riportare il gioco e il disordine al centro dell'esperienza educativa

di Elena Favilli

L’articolo in cui ieri parlavamo del sistema educativo cinese e delle sue regole inflessibili ha aperto un dibattito molto ricco sul tema immenso ed eterno dell’educazione dei figli. Com’era prevedibile, le posizioni estreme della professoressa Amy Chua sono state accolte con molta diffidenza dai lettori del Post e nella maggior parte dei casi considerate eccessivamente rigide e soffocanti.

Per questo oggi abbiamo pensato di approfittare di un altro approfondimento sul tema pubblicato dalla stampa statunitense e parlare di una prospettiva completamente diversa, che punta sul gioco e ritiene che la dimensione ludica della vita di un bambino possa essere la base per una crescita serena e responsabile. Non che il gioco come base dell’educazione sia una novità, certo. La novità è che intorno a questa posizione negli Stati Uniti è recentemente nato un vero e proprio movimento di genitori, psicologi e insegnanti che – riuniti in diverse associazioni – sostengono che i bambini giocano troppo poco e in spazi troppo ordinati, e cercano di riportare il gioco al centro dell’esperienza di crescita quotidiana. Ne parla il New York Times.

Per molti anni studi e statistiche hanno suggerito che la cultura del gioco negli Stati Uniti sta scomparendo. Educatori e genitori lamentano che i bambini passano troppo tempo davanti a uno schermo, in media sette ore e trentotto minuti al giorno secondo un sondaggio dell’anno scorso di Kaiser Family Foundation. E che solo uno su cinque vive vicino a un parco giochi o a un parco, il che li rende meno propensi a spassarsela all’aperto.

I dati sono quelli della realtà americana, ma quella europea non è molto diversa. Dietro questi numeri, spiega il New York Times, c’è molto delle abitudini degli adulti. Qui si fanno delle generalizzazioni, ovviamente, e il rischio di cadere nei luoghi comuni è dietro l’angolo: ma intanto studi ed esperti registrano una tendenza dei genitori a maltollerare il rumore fatto dai bambini che giocano, e quindi la spinta verso il confinamento della dimensione ludica in spazi al di fuori delle mura domestiche, soprattutto palestre e campi sportivi. Eppure la maggior parte degli psicologi, degli scienziati e degli educatori sostiene da tempo che le abilità intellettuali di cui c’è bisogno per avere successo nella vita e nel lavoro vengono sviluppate prima di tutto proprio attraverso il gioco. Giocando i bambini imparano a controllare i loro impulsi, a risolvere problemi, a negoziare, a pensare in modo creativo e a lavorare in gruppo. Permettere ai bambini di giocare liberamente in casa sembrerebbe quindi essere il primo passo per una crescita felice e fruttuosa.

«Credo che gli adulti spesso abbiano paura degli spazi di gioco dei bambini», dice Joan Almon, direttore dell’organizzazione no profit Alliance for Childhood «alcune persone sono più capaci di tollerare il caos e hanno sviluppato la capacità di rimettere le cose a posto con naturalezza dopo. Altri invece si innervosiscono molto». Un’altra cosa da evitare secondo gli esperti è cercare di insegnare a tutti i costi ai bambini come si deve fare un certo gioco. Non importa se i pezzi di un puzzle vengono usati per costruire qualche altra cosa, sostengono gli educatori. L’importante è lasciare la massima libertà di espressione ai bambini durante le loro attività ricreative.

Lo scorso autunno l’associazione Play For Tomorrow ha organizzato una gigantesca giornata di giochi al Central Park di New York. Gli organizzatori si aspettavano una partecipazione di massimo diecimila persone, ma alla fine ne arrivarono più di cinquantamila. L’obiettivo più ambizioso di queste associazioni è infatti proprio quello di coinvolgere il più possibile i genitori e sensibilizzarli all’importanza del gioco come valore cruciale del processo educativo. Alla fin della giornata ai genitori veniva consegnata una guida di 75 pagine con le istruzioni per realizzare moltissimi giochi insieme ai propri figli: «Arrampicati sul divano e immagina di essere su una barca che veleggia verso una terra lontana», oppure «Metti uno dei tuoi giochi per terra e cerca di immaginare come potresti costruire un ponte che lo attraversi».

Molte altre associazioni con finalità simili sono già nate o stanno nascendo negli Stati Uniti. Play Coalition ha già costruito 1.900 spazi da gioco in tutto il paese negli ultimi anni, soprattutto nei quartieri più poveri. Una nuova associazione chiamata Learning Resource Center dovrebbe partire la prossima primavera con l’obiettivo di creare una piattaforma online che fornisca strumenti e risorse educative a genitori e insegnanti.

Foto di Anders Sune Berg

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