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  • giovedì 30 Dicembre 2010

«Sull’orlo del genocidio»

Ogni giorno la crisi in Costa d'Avorio peggiora sempre di più, sono decine di migliaia le persone in fuga

«Le case sono state marchiate in base alla tribù a cui appartieni. Cosa accadrà poi?»

La crisi in Costa d’Avorio peggiora di giorno in giorno. Decine di migliaia di ivoriani stanno fuggendo dal paese diretti verso il Liberia per sfuggire agli scontri e alle tensioni iniziate oltre un mese fa, durante le elezioni che hanno visto vincitore — come riconosciuto dagli organi internazionali — il leader dell’opposizione Alassane Ouattara. Il presidente uscente Laurent Gbagbo non ha però riconosciuto la vittoria al suo avversario, e da allora si rifiuta di dimettersi, protetto da parte dell’esercito.

La scorsa settimana gli ivoriani in fuga erano circa 14mila, ma il numero continua a salire. Un portavoce dell’ONU ha spiegato che l’incremento dei profughi sta creando una crisi umanitaria in cui sono protagonisti donne, bambini e gli abitanti dei villaggi liberiani ospiti. L’esodo è iniziato dopo l’ennesimo fallimento della comunità internazionale di convincere Gbagbo a cedere. Dopo gli interventi di ONU e Francia, l’ultima azione diplomatica è stata condotta dai presidenti di Benin, Sierra Leone e Capo Verde per conto dell’ECOWAS, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale. I leader dei paesi africani hanno parlato separatamente con i due presidenti, ottenendo alcune timide aperture, ma nulla di concreto. I tre presidenti hanno poi abbandonato il paese e, salvo cambiamenti di programma, la Comunità dovrebbe poi organizzare una seconda visita diplomatica nel paese per portare avanti una nuova serie di trattative.

Youssoufou Bamba, il nuovo ambasciatore dell’ONU nominato da Ouattara, ha detto al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon che la Costa d’Avorio è «sull’orlo del genocidio. […] La situazione è molto seria. Le case sono state marchiate in base alla tribù a cui appartieni. Cosa accadrà dopo? Bisogna fare qualcosa». In risposta alla nomina di Bamba, un portavoce di Gbagbo ha dichiarato che il governo taglierà i rapporti diplomatici con qualsiasi paese riconosca l’ambasciatore ONU.

Le elezioni di fine novembre dovevano essere l’occasione per riunire il paese e favorire la pacificazione dei territori, ma l’esito incerto del voto ha fatto nascere nuove tensioni tra le due fazioni che si sono confrontate. In un primo momento la vittoria era stata attribuita a Alassane Ouattara, ma dopo pochi giorni il presidente uscente Lauren Gbagbo ha contestato il voto e ha ottenuto dalla Corte Costituzionale un verdetto che di fatto ha sovvertito l’esito delle elezioni, attribuendogli un nuovo mandato. Il 4 dicembre il presidente ha prestato giuramento per il suo nuovo mandato, scatenando le proteste degli oppositori guidati da Ouattara. Che ha a sua volta indetto una cerimonia per celebrare il proprio giuramento e ha messo in piedi una propria amministrazione. Il governo di Outtara al momento ha sede in un hotel della capitale ed è protetto dai soldati ONU.

Foto: SIA KAMBOU/AFP/Getty Images