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  • martedì 30 Novembre 2010

“Il consueto trionfo”

Marco Imarisio commenta sul Corriere la deriva torinese del Partito Democratico

Marco Imarisio commenta oggi molto criticamente sul Corriere della Sera la piega presa dal PD nei confronti delle elezioni per il sindaco di Torino, e non solo.

Lo spettacolo continua. Il ritiro di Francesco Profumo, rettore del Politecnico designato dal Pd locale come aspirante sindaco di Torino, è il nuovo atto di una rappresentazione itinerante dove la commedia si mischia al dramma. Fuor di metafora, la veduta d’insieme del Pd alle prese con la scelta dei candidati alle primarie cittadine è davvero sconcertante. Del caso Milano si è già scritto molto. Poi è venuta Bologna. L’armonia nel Pd era tale che al suo interno si contavano cinque diversi concorrenti. Dopo infiniti tormenti è arrivata la scelta per esclusione di Virginio Merola. Sentendo l’odore del sangue, il mago delle primarie Nichi Vendola si è precipitato in città per benedire la «civica» Amelia Frascaroli. Una corsa al ribasso che ha finito per consegnare al centrosinistra due candidati di estrema debolezza. Un altro 1999, quando la rossa Bologna venne espugnata da Giorgio Guazzaloca, è possibile. C’è grande fermento anche nel laboratorio napoletano, dove per evitare la cannibalizzazione del partito mediante resa dei conti alle primarie di tre diversi candidati, tutti di area ex Ds, stanno lavorando a una soluzione geniale, l’abolizione delle succitate primarie. La provvidenza si è manifestata tramite i rifiuti, usati come pretesto per prorogare di 20 giorni la ricerca di un Papa straniero che permetta di nascondere la cenere sotto al tappeto.
Nonostante l’impegno è però difficile che si riesca a fare peggio di quanto avvenuto in questi giorni a Torino. Nell’unica roccaforte del centrosinistra al Nord la corsa cominciò ad aprile, dopo l’inaspettata sconfitta alle regionali. I giovani leoni del Pd locale passeggiavano davanti a Palazzo di città dimostrando di avere idee chiare. «Dobbiamo creare una candidatura unitaria che rappresenti un cambio generazionale. Altrimenti da Roma ci imporranno una riserva della Repubblica, tipo Piero Fassino». In effetti. Passa un mese e Massimo D’Alema dichiara unilateralmente chiusa ogni discussione. «Ma cosa vogliono a Torino? Un candidato ce l’hanno già…».

(continua a leggere sulla rassegna stampa della Camera)