• Italia
  • lunedì 19 luglio 2010

“Un film nuovo”

Bersani torna in Italia dopo il viaggio negli USA e si rimette in pari intervistato da Repubblica

"C’è la disponibilità, oggi o domani, o quando sarà, a ragionare per una fase di passaggio"

Due anni fa, nel pieno del caos sulla vendita di Alitalia, la costituzione della CAI e gli accordi da far firmare ai sindacati, in molti se la presero col segretario del PD, che allora era Walter Veltroni. La ragione per cui lo criticarono – moltissimi anche dal suo stesso partito – era che durante giornate cruciali per il paese, mentre il governo faceva a suo piacimento e Di Pietro si faceva fotografare col megafono tra i lavoratori di Alitalia, Veltroni si trovava in America a presentare il suo libro e comprare casa a New York. “Sotto assedio in Italia”, scrisse il Corriere, “il leader del Pd Walter Veltroni corre nella Grande Mela per prendere una boccata d’aria, lontano dall’asfissiante clima politico che da mesi lo perseguita”. Il Giornale ci andò giù molto più pesante: “In un contesto di fuoco in cui anche l’ultimo dei rispettabilissimi scaricatori di bagagli di Fiumicino ha detto la sua a reti unificate, ci sarebbe piaciuto sentire la viva voce del capo del centrosinistra in tempo utile”.

Un singolare accidente del destino ha portato l’attuale segretario del PD, Pier Luigi Bersani, a trovarsi in una situazione simile: mentre in Italia il governo e le regioni arrivavano allo scontro sulla manovra finanziaria, mentre la magistratura faceva venire alla luce la storia inquietante della lobby di Carboni, mentre un membro del governo era costretto alle dimissioni… Bersani era in America. Per tutt’altre ragioni rispetto a quelle personali di Veltroni: Bersani è andato a Washington guidando una delegazione del suo partito, per stringere rapporti con i democratici americani e fare un giro di ricognizione su quel che succede oltreoceano. Qualche sfottò è arrivato anche a lui, ma niente in confronto a quelli occorsi al suo predecessore.

In ogni caso, tornato in Italia, Bersani ha tentato di rimettersi subito in pari con un’intervista pubblicata oggi su Repubblica, a pagina 3. Ed è un’intervista che risente molto del viaggio che il segretario del PD ha fatto negli Stati Uniti: come quando il vostro amico torna dalle vacanze e d’improvviso tutto quello che sa o che pensa trova una spiegazione nelle cose che ha visto nell’ultima settimana.

«C’è un problema di moralità pubblica e di civismo. Nell’incontro che ho avuto con i circoli Pd a New York, c’è chi ha tirato fuori il tema dell’incoraggiamento all’infedeltà fiscale. Gli italiani d’America ti dicono: perché non fate come qui? Chi non paga le tasse va in galera. Il fatto è che Tremonti vuol fare l’americano solo con la fallimentare social card e non con le regole fiscali»

Bersani critica Tremonti, che ieri su Repubblica aveva elogiato la forza del governo – «un governo forte non perderebbe pezzi per strada» – e la sua integrità morale:

«Sotto l’ombra del ‘ghe pensi mi’, c’è gente che si sta muovendo in sfregio alla legalità spesso approfittando di legislazioni speciali che Tremonti farebbe bene ad abolire, come il Pd sta chiedendo da tempo»

Poi si torna a parlare dell’attualità italiana in riferimento agli Stati Uniti, passando per una battuta sull’incontro con Paul Auster: diciamolo, difficilmente due anni fa i più accaniti sostenitori di Bersani avrebbero sopportato senza sghignazzare un’intervista del genere da parte di Veltroni.

«Ho detto loro che Berlusconi è ancora abbastanza forte per stare in piedi non so fino a quando ma certo non è abbastanza forte per governare altri tre anni»

«Ho cercato di essere italiano. Il disagio c’è ma ho molta fiducia nella forza che possiamo ancora esprimere. Adesso più che mai bisogna preparare sul serio, ma davvero sul serio, un’alternativa di governo»

«Ci sono andato [in America] per rinsaldare i rapporti del partito con una realtà rilevante. E anche per dare agli americani l’idea che c’è un’altra Italia. Ho avuto la conferma che sulla politica estera e sulle priorità in tema di economia, gli Stati Uniti non hanno certo le stesse idee del nostro governo. Persino nel luogo più estremo delle esigenze di stabilità, come il Fondo Monetario, si discute della crisi con un approccio vicino alle posizioni del PD. Ci si rende conto che la finanza deve pagare qualcosa per quello che è avvenuto perché non si può far ricadere tutto sulle politiche per il sociale e la crescita»

«Anche negli Stati Uniti sono preoccupati per le conseguenze che la legge [sulle intercettazioni] avrebbe sulle indagini, in particolare quelle internazionali»

Arriviamo a Paul Auster, quindi.

«Gli ho spiegato che Berlusconi rappresenta un’esigenza conservatrice ben conosciuta in tutto il mondo. In più lui ci mette di suo un messaggio populista e un elemento di controllo dei processi democratici e dell’informazione. Come Bush, dietro l’apparenza caricaturale, c’è una sostanza di politica conservatrice»

Stati Uniti a parte, il passaggio cruciale dell’intervista di Bersani è quello in cui la giornalista di Repubblica, Alessandra Longo, gli chiede di commentare la possibilità che ci sia “alle porte” un governo di transizione: argomento che si candida prepotentemente a monopolizzare le interviste estive ai leader politici italiani (allegria!).

Lei dice che ormai siamo arrivati al secondo tempo del berlusconismo. Quindi governo di transizione alle porte?
«La maggioranza deve prendere atto dell’impasse. Da parte nostra c’è la disponibilità, oggi o domani, o quando sarà, a ragionare per una fase di passaggio. Ad una sola condizione: si deve capire che si va verso un film nuovo»

Casini pensa alle larghe intese con Berlusconi.
«Ecco: questo non sarebbe un film nuovo».

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