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  • sabato 10 Luglio 2010

“Abbiamo fatto il presidente della corte d’appello”

Repubblica e Corriere pubblicano stralci delle intercettazioni sui tentativi di Lombardi e Carboni di influenzare la Corte Costituzionale

Difficile sostenere che la pubblicazione dei colloqui per manipolare giudici e nomine siano violazioni della privacy

Se un problema di rispetto della privacy c’è e c’è stato, nell’uso che i giornali fanno e hanno fatto dei verbali delle intercettazioni telefoniche, è difficile evocarlo rispetto ai racconti che i giornali di oggi fanno delle telefonate registrate nell’inchiesta contro le manovre di Flavio Carboni, di Pasquale Lombardi (geometra, già esponente della DC campana) e degli altri arrestati l’altroieri. Ed è difficile fare di ogni erba un fascio come pretende strumentalmente di fare il disegno di legge della maggioranza. Fosse stato già approvato, oggi non potremmo leggere questo. Occhio a non fare confusione tra Carboni (Flavio, il faccendiere di cui sopra) e Carbone (Vincenzo, presidente della Corte di Cassazione).

Da Repubblica:

Il 30 settembre del 2009 Lombardi telefona al presidente della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli dicendogli che gli deve parlare di “una cosa urgente”. Lo richiama alcune ore dopo e spiega a Mirabelli che si tratta del “Lodo del ministro” chiedendogli: “I suoi amici e colleghi su che posizioni staranno?”. Mirabelli è imbarazzato ma Lombardi insiste: “Possiamo almeno intervenire su questa signora? (altro giudice della Corte Costituzionale, Maria Sauelle ndr)”.

Il 7 gennaio 2010 viene registrata una telefonata di Lombardi a Carbone: “Stai in Cassazione stamattina? Allora ti raggiungo verso le undici e mezzo, mezzogiorno”. E poche ore dopo è lo stesso Carbone a chiamare Lombardi informandolo che l’udienza è stata fissata per il 28 gennaio. Due giorni prima dell’udienza “Lombardi – scrive il gip – chiama il presidente Carbone, annunciandogli una piccola regalia e spendendo il nome di Letta. Lombardi: “Stammi a sentire – dice a Carbone – io mi sò fatto portare l’olio e te lo porto domani mattina. Ci vediamo in Cassazione e facciamo il trasbordo… Stammi a senti’, ti ha chiamato Letta?”. Carbone risponde: “No, perché?”. E Lombardi: “Perché ti doveva chiamare”. Carbone ribadisce che Letta non lo ha chiamato. “E di tale telefonata – scrive il gip – va detto non vi sarà neanche in seguito nessuna traccia”.

Dopo il rigetto del ricorso di Cosentino e la candidatura da parte del Pdl di Stefano Caldoro, Carboni, Martino e Lombardi si attivano per organizzare una strategia di delegittimazione nei confronti di Caldoro. Attraverso siti Internet e blog, mettono in giro la voce che Caldoro vada a trans, e che sia “il Marrazzo della Campania”. Ma anche che c’è un pentito di camorra che lo accusa di avere rapporti con la criminalità napoletana. E commentano con soddisfazione le notizie false che a mano a mano vengono pubblicate da siti come il blog “Campaniaelezioni. altervista. org” dove veniva pubblicato un articolo dal titolo “Un Marrazzo in pectore: le passioni strane di Caldoro”. E poi un altro titolo ancora: “Pentito di camorra accusa: nel ’99 stringemmo un patto con Caldoro”.

Sempre Carboni, Martino e soprattutto Lombardi si attivano anche per fare eleggere il giudice Marra a Presidente della Corte d’appello di Milano. Intervengono sul Csm e contattano il giudice Celestina Tinelli, si attivano anche con altri personaggi influenti. Marra, per coincidenza o per l’effettivo intervento di Lombardi, viene eletto presidente della Corte d’Appello di Milano ed in quella veste lo contattano per intervenire a favore del ricorso della lista “Per La Lombardia” vicina a Formigoni (agli atti una richiesta di intervento esplicita di Formigoni a Martino) ed esclusa dalla competizione elettorale. “Tale tentativo è stato operato mediante il diretto intervento di Lombardi sul magistrato Alfonso Marra appena insediatosi”

Dal Corriere della Sera:

Le manovre del «gruppo di potere occulto» andarono a vuoto anche sul ricorso presentato alla Corte d’Appello di Milano dalla lista del presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, contro l’esclusione dalle elezioni regionali. Manovre alle quali, nell’interpretazione dell’accusa, ha partecipato anche il presidente-candidato che il 1˚ marzo 2010 parla con Arcangelo Martino, uno dei tre arrestati, e chiede: «Ma l’amico, l’amico… Lombardi, è in grado di agire?». Martino risponde: «Sì, sì, lui ha già fatto qualche passaggio e sarà lì». L’indomani Pasquale Lombardi è a Milano per incontrare il presidente della Corte d’Appello Alfonso Marra, da poco nominato e a favore del quale s’erano adoperati gli indagati.

Sempre il 1˚ marzo Lombardi annuncia al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo le proprie mosse per orientare la decisione della commissione sul ricorso: «Aggio mandato a dicere cu Santamaria a Fofò (Santamaria è un altro giudice e Fofò è Alfonso Marra, ndr) che chiamasse a ’sti tre quattro scemi e non dessero fastidio». Ma l’operazione non va in porto, e Martino si sfoga con Lombardi, entrambi con colorite espressioni campane: «Comunque diciamo che la figura di merda l’amme fatta nujie cu’ chille d’a Corte d’appello», dice. E Lombardi, rivendicando il proprio operato: «Ci siamo prodigati, e quindi nun s’a ponno piglia’ cu’ nuje».

Per un’ispezione fallita c’è invece una nomina ottenuta, sebbene sia difficile—o quasi impossibile—stabilire se e quanto le manovre della lobby segreta abbiano inciso sulla decisione del Consiglio superiore della magistratura di mettere a capo della Corte d’Appello di Milano il giudice Alfonso Marra. In una telefonata del 21 ottobre col consigliere «laico» Celestina Tinelli, indicata dall’Ulivo, Pasquale Lombardi capisce che a orientare la scelta finale può essere il «togato » della corrente di Unicost Giuseppe Berruti, favorevole all’altro candidato, il giudice Rordorf. «E mo’ facciamo chiamare pure a Berruti! Devo vedere come devo fare», dice. «È un casino, nel vero senso della parola — risponde la Tinelli —. Lui ha già dato il suo input forte, e quindi anche Mancino (vice-presidente del Csm, ndr) sta ragionando nel senso di votare per questo Rordorf…».

Il giorno dopo Lombardi parla direttamente con Marra. «S’à da vedé che s’à da fa cu’ Berruti, perché l’unico stronzo in questo momento è lui e la Maccora (di Magistratura democratica, ndr)». Ribatte Marra: «Ma la Maccora lascia sta’, è di un’altra corrente (…) Parla con Berruti, bisogna avvicinare ’sto cazzo di Berruti, capito che ti voglio dì? Io, Pasquali’, non so che cazzo fare…». Lombardi ha un’idea: «Chist’ tene ’u frate che è deputato di Berlusconi (Massimo Berruti, parlamentare del Pdl, ndr)», ma Marra lo frena: «No, vabbuo’, famm’ ’o favore, tiriamo fuori il fratello, senti a me». Lombardi gioca allora la carta del suo rapporto col presidente della Cassazione Vincenzo Carbone: «Io lu pizziatone… te l’aggio fatto col capo, quindi siamo a posto… Capo Cassazione». E Lombardi: «Se è quello lì siamo a posto». In altre telefonate Lombardi sostiene di aver parlato «di quella cosa di Milano» anche con Nicola Mancino. Il 3 febbraio 2010, con una maggioranza di 14 voti contro 12, il Csm nomina Marra. A suo favore si esprimono, fra gli altri, Mancino, Carbone e la Tinelli, mentre Berruti si schiera con l’altro candidato. Lombardi telefona a Martino: «Allora abbiamo fatto il presidente della corte d’appello… È tutto a posto».

No, non è violazione della privacy, questa. È un’altra cosa.