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  • giovedì 8 Luglio 2010

Un mondiale di calcio tranquillo

Poche violenze e cause legali, smentite le previsioni apocalittiche sulla sicurezza durante la coppa del mondo in Sudafrica

I casi giudicati in tribunale sono stati 172, molti meno di quanto immaginato prima dei mondiali

Il primo giorno dei mondiali in Sudafrica, Paul Clark era a Johannesburg e decise di prendere un taxi. Giunto a destinazione, il cittadino britannico pagò il tassista, ritirò un suo biglietto da visita e scese dall’automobile dimenticando a bordo una valigetta contenente il suo computer portatile e 2.400 dollari in contanti. Qualche ora dopo Paul si accorse della dimenticanza e chiamò il tassista, che ritrovò la valigetta dietro a uno dei sedili dell’automobile. L’uomo recuperò il portatile, ma non il denaro e dovette sporgere denuncia.

La storia di Paul è uno dei pochi casi di criminalità registrati nel corso dei mondiali ormai agli sgoccioli in Sudafrica, spiega Barry Bearak sul New York Times. Prima che iniziassero le partite, esperti di sicurezza e autorità locali avevano paventato la possibilità di un aumento considerevole degli episodi di criminalità nelle principali città in cui si sarebbero disputati i match. Le cose sono invece andate bene grazie a una organizzazione che ha funzionato e a un forte dispiegamento di forze dell’ordine, che hanno svolto una efficace funzione deterrente.

Trovandosi sotto i riflettori, il governo ha introdotto un programma chiamato “Giustizia sul pallone”, dedicando parte del sistema giudiziario a risolvere le cause che interessano le persone coinvolte nell’evento sportivo della durata di un mese. Per gestire rapidamente l’alto numero di casi previsto – per dar soddisfazione agli scippati, agli svaligiati, ai truffati – 54 aule di tribunale sono state messe da parte, “per il pallone” dalle 8,30 del mattino alle 11 di sera con l’ausilio di 110 magistrati, 260 pubblici ministeri, 1.140 cancellieri e 200 interpreti.

Il grande dispiegamento di energie sul fronte giudiziario si è però rivelato superfluo. Le cause trattate dai tribunali dedicati ai mondiali sono state fino a ora solamente 172. Le condanne sono state 104, le assoluzioni 7, i casi non accettati 28, mentre 33 attendono ancora di essere esaminati dai magistrati.

Il caso giudiziario destinato a rimanere l’emblema dei mondiali, salvo non capiti qualcosa di terribile da qui alla finale di domenica, sarà quello delle ragazze immagine olandesi e della loro pubblicità non autorizzata per una birra dagli spalti degli stadi. Vestite poco e rigorosamente in arancione, le ragazze cercavano di conquistare le inquadrature delle telecamere per fare pubblicità. L’iniziativa non è però piaciuta alla FIFA, che aveva dato l’esclusiva alla birra Budweiser, uno dei principali sponsor della Coppa del Mondo. Il caso è arrivato in tribunale, ma alla fine i responsabili dei mondiali si sono resi conto di quanta pubblicità gratuita si stesse facendo la birra non autorizzata e hanno deciso di lasciar cadere le accuse.

E la storia di Paul Clark, com’è andata a finire? Il tassista è stato arrestato e successivamente portato davanti a un giudice, ma Paul ha deciso di non accusare direttamente l’autista, riconoscendo che chiunque avrebbe potuto sottrarre il denaro dalla borsa. Il giudice ha dichiarato non colpevole il tassista, che ha comunque perso un’intera giornata di lavoro e qualcosa come 1000 dollari per l’assistenza legale. Lo spirito dei mondiali ha comunque prevalso, racconta sempre il New York Times, e il tassista ha salutato così il proprio passeggero derubato: «Amico, mi spiace tu abbia perduto i tuoi soldi».