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  • martedì 29 Giugno 2010

Le spie russe

Sono stati arrestati dieci cittadini russi con l'accusa di spionaggio contro gli Stati Uniti

La loro missione era di entrare nelle sfere politiche, per acquisire informazioni da girare ai servizi segreti russi

L’anno scorso, nel 2009, gli Stati Uniti hanno intercettato questa comunicazione:

Siete stati inviati negli Stati Uniti per un servizio a lungo termine. La vostra educazione, i conti bancari, l’automobile, la casa, ecc — tutto questo serve a un unico obiettivo: adempiere alla vostra missione principale, cercare e sviluppare legame nei circoli politici degli stati Uniti e inviare rapporti al Centro.

Il mittente era l’SVR, il servizio segreto russo successore del KGB. I destinatari due delle dieci persone arrestate tra domenica e lunedì con l’accusa di spionaggio per conto della Russia e riciclaggio di denaro.

Come commenta Msnbc, questa storia ha i contorni di un romanzo di spionaggio. Tanto per il sapore da Guerra Fredda che si porta dietro, tanto per il genere di operazione che i dieci uomini — un altro è ancora ricercato — sembravano svolgere: false identità, comunicazioni segrete, scambi di soldi e documenti in luoghi pubblici, come la Grand Central Station di New York e Central Park. A volte, una pratica mai usata prima nelle azioni di spionaggio, due agenti si siedevano a qualche decina di metri di distanza tra loro e si passavano informazioni tramire una rete wire-less creata tra i rispettivi computer.

In uno scambio di passaporti, la dinamica è stata la più romanzesca possibile: un uomo seduto in una panchina viene avvicinato da un altro uomo. Il primo fa al secondo: “Ma noi non ci siamo già incontrati in California, l’estate scorsa?”. Il secondo risponde: “No, credo fosse agli Hamptons”. Le frasi in codice sono rispettate, lo scambio può avvenire. È da diversi anni che gli Stati Uniti tenevano d’occhio gli uomini e sono molti i dialoghi del genere riportati nella denuncia federale (pdf).

I dieci — che portavano nomi finti come Patricia Mills, Juan Lazaro, Richard e Chynthia Murphy — vivevano sotto copertura nel nord-est statunitense, a New York, Boston, e sparsi nel New Jersey, o in Virginia. Come scrive Marc Ambinder sull’Atlantic, gli arrestati agivano come “illegali”. In inglese si definiscono NOCs, “non official covers”: i dieci non erano diplomatici e non avevano una copertura ufficiale, erano impiegati come cittadini qualsiasi, e senza alcun legame (almeno in partenza) con le sfere politiche statunitensi.

Anche la CIA, scrive Ambinder, spia la Russia, ma lo fa tramite agenti che ricoprono ruoli ufficiali, di solito funzionari di basso rango di ambasciate e consolati. In questi anni, con la tecnologia attuale — anche quella a portata di tutti, come internet e Google, Facebook, ecc — mettere sul campo degli “illegali” è diventato sempre più difficile: la quantità di informazioni verificabile e rintracciabile in pochi minuti aumenta ogni giorno di più.

L’obiettivo principale dei dieci imputati sarebbe stata la creazione di legami con le sfere politiche degli Stati Uniti. Cynthia Murphy, ad esempio, ha riferito a Mosca di aver avvicinato un importante finanziatore politico di base a New York. Il quartier generale ha comunicato a Murphy di provare a “costruire dei rapporti con lui”, con la speranza che potesse riferire all’agente “voci di corridoio sulla politica estera statunitense” e magari invitarla a cene e incontri dell’alta politica a New York.

Altre comunicazioni intercettate vertevano sulle elezioni presidenziali del 2008, sulla sostituzione del capo della CIA, e sul programma nucleare degli Stati Uniti, informazioni che uno degli agenti ha cercato di ottenere incontrando e facendo conoscenza con un uomo, non identificato, che lavorava al centro ricerca e pianificazione per le armi atomiche. Ora gli arrestati verranno processati, e rischiano fino a 5 anni di carcere per l’attività di spionaggio e fino a 20 per quella di riciclaggio di denaro — questa seconda accusa è rivolta solo a otto di loro.

Aggiornamento: Reuters riporta le dichiarazioni del ministro degli esteri russo, che ha definito “contraddittorio” il documento d’accusa stilato dagli Stati Uniti. Vladimir Putin ha invece detto di non avere nulla da commentare.