Tre scenari per la Grecia

Aumento delle tasse e tagli alla spesa pubblica, ristrutturazione del debito, uscita dall'euro

Ma nessuna delle possibilità sembra realmente poter funzionare

Il cospicuo fondo d’emergenza che l’Europa le ha versato per contenere la crisi darà il tempo alla Grecia di rifiatare e pensare alla prossima mossa, ma non risolverà la crisi da solo. Il Fondo Monetario Internazionale vuole che la Grecia abbassi il proprio deficit dal 14 al 3 per cento in tre anni, e i 700 miliardi stanziati dall’Europa sono bei soldi, ma non riusciranno in un simile miracolo. Derek Thompson, che scrive di economia per l’Atlantic, spiega quali sono i tre possibili scenari che attendono ora la Grecia. E non sono gran scenari.

1. Trascinarsi
Aumenti delle tasse e forti tagli alla spesa. Questo significherebbe però un rallentamento dell’economia, con una conseguente diminuzione delle entrate delle tasse, con un conseguente aumento dei tagli alla spesa, e così via. E una contrazione rapida dell’economia, come dimostrato da Argentina e Lettonia, può portare a una nuova crisi delle banche, all’intervento del governo e quindi a un aumento del debito pubblico.

2. Ristrutturare il debito
Ristrutturare il debito significa trovare accordi con i propri creditori per pagarli meno del dovuto. La maggior parte dei creditori della Grecia sono banche europee: e quindi parliamo di perdite per le banche e probabilmente a un nuovo intervento dei governi europei. E, nonostante questo, l’economia della Grecia non sarebbe comunque risanata del tutto. Anche pagando solo 50 centesimi per dollaro, il deficit rimarrebbe sul 10% circa. E l’effetto del mancato pagamento contagerebbe le altre nazioni: gli investitori sarebbero intimoriti all’idea di puntare su stati a rischio come Spagna, Portogallo e Irlanda, e chiederebbero tassi di interesse più alti: le economie ne soffrirebbero e gli investitori ne sarebbero ancora più spaventati. Un circolo vizioso.

3. Lasciare l’euro
Se la Grecia avesse una propria moneta potrebbe svalutarla, rendendo i prodotti interni più invitanti per gli altri paesi e aumentando le esportazioni; una strada che con l’euro non è perseguibile. Ma lasciare l’euro avrebbe un contraccolpo sulle banche: nessuno vorrebbe trasformare i propri euro — una moneta stabile — in dracme svalutate. Nel breve periodo, una divisione dell’eurozona porterebbe probabilmente a una seconda crisi economica europea. Nel lungo periodo altre nazioni potrebbero seguire la Grecia, fino a limitare i paesi nell’euro a economie forti come Germania e Francia.

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