Le foto della strage di piazza della Loggia colorate con l’intelligenza artificiale e pubblicate dal Giornale di Brescia


Per i terroristi di estrema destra Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, 43 anni dopo l'attentato in cui a Brescia morirono 8 persone

Perché, nonostante trentasei anni e tre processi, non sapremo mai chi mise la bomba il 28 maggio 1974

41 anni dopo la strage di Brescia Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte sono stati condannati in appello


La procura di Brescia ha indagato due uomini, allora giovanissimi, accusati di aver messo la bomba che uccise 8 persone nel 1974

I mandanti dell'attentato del 28 maggio 1974, in cui morirono 8 persone, sono stati condannati all'ergastolo; ora a processo ci sono due uomini accusati di essere stati gli esecutori materiali dell’attentato


Benedetta Tobagi la racconta nel suo nuovo libro, Una stella incoronata di buio


La storia della strage di piazza della Loggia, a Brescia, raccontata sul Post Sullo stesso tema:Italia Piazza Rossa Scheda bianca Sullo stesso tema:Italia Piazza Rossa Scheda bianca

Cose buone da leggere sul divano, mentre piove un po' dappertutto

Un deputato del PD (che c'era) spiega perché il diritto di manifestare liberamente vale per tutti, anche per il PdL, e il clima da guerra civile gli fa un favore

Tra l'aprile del 1974 e il maggio del 1975 nella città ligure ne furono fatte esplodere 12: gli attentati vennero rivendicati da organizzazioni neofasciste, ma i responsabili non furono mai individuati


La scelta di Andrea De Pasquale è stata criticata a causa di una controversia sugli archivi di un politico di estrema destra

Un importante teorico e politico dell'estrema destra, di cui si riparla per le commemorazioni di sua figlia e di Ignazio La Russa

Tra le tante attribuite all’intellettuale morto 50 anni fa ma spesso citate a sproposito, più una inventata

«La prima apparizione sulla "Stampa” giunge a noi in prima pagina il 30 aprile 1955, il giorno dopo l’elezione di Giovanni Gronchi a presidente della Repubblica. Fino agli anni Ottanta l’uso resta sporadico, poi, magicamente, con la seconda Repubblica, si apre una breccia e il “vabbè” esonda senza più freni. Stefano Bartezzaghi ci vede un segno dello strapotere del romanesco. Michele Masneri pure. E vabbè»
