Un podcast su Franco Basaglia, da oggi
"Basaglia e i suoi" è un racconto della persona che più di tutte contribuì a cambiare la percezione della malattia mentale, fatto da Massimo Cirri e Matteo Caccia

"Basaglia e i suoi" è un racconto della persona che più di tutte contribuì a cambiare la percezione della malattia mentale, fatto da Massimo Cirri e Matteo Caccia

«Abito a Trieste, la Città della Bora, della Barcolana, del caffè, della scienza. Ma anche la “città dei matti”, quella che lo psichiatra veneziano Franco Basaglia scelse per la sua rivoluzione. Più di recente Trieste è diventata uno degli snodi della cosiddetta “rotta balcanica”. Basaglia avrebbe compiuto cent’anni. Mi piace pensare che, se fosse ancora vivo, sarebbe felice di aver contribuito a quanto oggi si fa in questa città, perché anche ai tempi di Basaglia molti internati del manicomio erano migranti. Solo che allora si chiamavano esuli e arrivavano da Istria e Dalmazia»

Cent’anni fa nacque lo psichiatra che più di tutti cambiò la percezione comune delle malattie mentali e il modo di trattare chi ne soffriva

«Il manicomio è tenuto in piedi anche dal lavoro degli internati. Che spalano il carbone nelle caldaie, lavano la biancheria, la distribuiscono nei reparti, cuciono le misere divise che tutti devono portare. Fanno cose. Ricevono in cambio un buono, un pezzo di metallo – il manicomio batte una sua moneta – da spendere nello spaccio interno»

Il 16 novembre 1961 un uomo entra nell’ospedale psichiatrico di Gorizia. Ha 37 anni, viene dall’Università di Padova [Continua]

Storia ed eredità della legge Basaglia, che cambiò il modo di pensare alla "salute mentale" e migliorò le condizioni dei pazienti

«Noi pensiamo che ci sia un problema del lavoro grosso così, qui in Italia. E che i referendum avrebbero potuto essere un modo per cominciare un dibattito pubblico. Lo avevamo fatto per i referendum sull’aborto e, ancora prima, sul divorzio. Questa volta non ci siamo riusciti»

Per quello che sappiamo nessuna persona cieca dalla nascita ha mai ricevuto una diagnosi di questo tipo: potrebbe spiegare l’evoluzione di alcuni disturbi psicotici

Che storia ha e come cambierà il Santa Maria della Pietà di Roma, che ha ospitato malati psichiatrici fino al 2000 ed era rimasto abbandonato per più di vent'anni

Fu accompagnato da una grande mobilitazione femminista, e nonostante la condanna per aborto clandestino contribuì all'approvazione della legge 194

L'hanno scritta decine di esperti e la sostengono diversi politici, ma ha un problema: è molto costosa

Vent'anni fa uscì un film di sei ore che nacque per la tv ma vinse un premio a Cannes, e fu una cosa di cui parlarono tutti

«La neurodivergenza viene accettata solo se si trasforma in un talento o in una performance straordinaria. Ma per quale ragione una persona neurodivergente dovrebbe essere accettata solo se è in grado di eccellere?»

«Oggi solo evocare il nome di quell’autostrada indica qualcosa di vecchio. Di novecentesco. Da casello a casello, nessuno la percorre più»

Che sia un braccio, o una gamba, o un pezzo di una delle due: da dove comincia la storia che porterà un ragazzino disabile dentro un esoscheletro a tirare il calcio d'inizio dei Mondiali

Il ministro dell'Interno Piantedosi vuole procedere con una serie di sgomberi, mentre la giunta pensa a come aiutare gli inquilini

«Le cose finiscono perché è giusto che finiscano: per consunzione, abbandono – una volta in Argentina ho visto una città abbandonata – sommersione da liane o da over turismo. Poi quel pensiero: a cosa serve? Cosa fare di un cimitero abbandonato? Cosa può fare lui per noi? Chiedo a chiunque mi capiti a tiro. Un giardino di rose? Un campo di lavanda? Una macchina da soldi: lo affitti per le notti di Halloween. La gente impazzisce per Halloween. Su dalla Romagna verranno a centinaia, son gente che per divertirsi fa qualsiasi cosa. Metti musica da paura, candele e torce e a mezzanotte irrompi vestito da zombie»

«Se fin dagli inizi del secolo scorso la cultura della città pare aver smussato gli spigoli dello stigma della malattia mentale, oggi questo insistere su “Trieste-la repubblica dei matti”, “Trieste, se no xe mati no li volemo” sta riducendo un lungo e sofferto percorso a slogan, la città a brand e la pazzia a vezzo, e questo non mi convince affatto. Mitizzare è un modo come un altro, solo apparentemente più nobile, per svuotare di significato la storia e le persone che hanno fatto la storia»
