Valeria Bruni Tedeschi aveva un po’ di gente da ringraziare

La sera del 27 marzo l’attrice Valeria Bruni Tedeschi ha vinto il David di Donatello come Miglior attrice protagonista (il quarto della sua carriera) per il film La pazza gioia di Paolo Virzì. Superando di gran lunga il poco tempo concesso ai premiati per i ringraziamenti, ha fatto un discorso che si è fatto notare: perché ben più lungo degli altri, serio e divertente, e in certi punti pure un po’ difficile da capire (il sito Ciak ne ha fatto una trascrizione completa).

Bruni Tedeschi ha ringraziato Micaela Ramazzotti (altra protagonista del film) chiamandola sul palco con lei, e poi Franco Basaglia (perché il film parla di malattia mentale), Paolo Virzì, «che mi guarda da anni con tenerezza, allegria e senza paura». Poi la sua amica dell’asilo che le «dette un po’ della sua focaccia», gli amici, Leopardi, Ungaretti, Pavese, Natalia Ginzburg, Anna Magnani, Gena Rowlands e suo marito, De André, Chopin; e poi ancora la madre, la sorella, la zia, di nuovo Virzì e «tutti i registi che mi hanno accolto nei paesi della loro fantasia». Poi, a seguire, i registi che la accoglieranno in futuro, gli uomini che l’hanno amata e che lei ha amato, quelli che l’hanno abbandonata, gli sconosciuti che le hanno fatto un bel gesto e i suoi due bambini. Ramazzotti a un certo punto le ha fatto presente di ricordare anche gli uomini che amerà e l’ameranno, già che c’era.