Come è nato il Comic Sans (per un cane)
Il suo creatore ha raccontato che doveva servire per far parlare un assistente di Windows, perché «i cani non parlano in Times New Roman!»

Il suo creatore ha raccontato che doveva servire per far parlare un assistente di Windows, perché «i cani non parlano in Times New Roman!»

Uno studente statunitense ha proposto di cambiare font sui documenti governativi per ridurre la spesa di inchiostro, facendo parlare molto di sé: ma i suoi conti non tornano

Si chiama "doge": un cane di razza shiba accompagnato da buffe frasi colorate in carattere Comic Sans

Obama è presidente anche grazie al Gotham, Helvetica è ovunque e c'è un posto in cui "@" si chiama «involtino d'aringa»

La decennale crociata contro il font più odiato del mondo raccoglie ancora adepti e attira l'attenzione della stampa

Si chiama "Impact" ed è diventato un meme a sua volta: un po' per caso, un po' perché si legge molto bene insieme alle immagini

C'è un dibattito, che credevate? E gira soprattutto intorno a un tema secolare del design: grazie o niente grazie?

Fu quella di andare a giocare alla squadra di NBA dei Miami Heat, annunciata in una celebre e criticata diretta televisiva

Il Papyrus è storicamente la scelta pigra per chi vuole dare una connotazione esotica ai suoi testi, compreso il logo di “Avatar”

Breve storia di Dogecoin, ideata come meme e arrivata a valere miliardi di dollari

«La prima apparizione sulla "Stampa” giunge a noi in prima pagina il 30 aprile 1955, il giorno dopo l’elezione di Giovanni Gronchi a presidente della Repubblica. Fino agli anni Ottanta l’uso resta sporadico, poi, magicamente, con la seconda Repubblica, si apre una breccia e il “vabbè” esonda senza più freni. Stefano Bartezzaghi ci vede un segno dello strapotere del romanesco. Michele Masneri pure. E vabbè»


L'unica alternativa a caffè e cornetto sono i coffee-shop hipster tutti uguali, con muffin e granola: ma è solo colpa nostra [...]

«Le mie lettere avevano qualcosa che non andava: troppo rudi, approssimative, irregolari e senza ritmo. Avevo cercato online la parola “calligraphy” per tentare di correggerle. Cinque ore dopo ero ancora davanti allo schermo, a guardare video di calligrafia su YouTube. Ho iniziato così, da autodidatta, accumulando tecniche e conoscenze casuali per quasi tre anni. E poi la mia fidanzata mi ha fatto un regalo. Altri sette anni, decine di corsi, centinaia di blocchi e migliaia di penne dopo, continuo a studiare e praticare. Ho dedicato alla calligrafia una quantità di soldi, tempo, energia, passione e ore di sonno che fa impallidire qualunque altra passione. E in cambio non ci ho ancora guadagnato manco di riuscire a scrivere bene la lettera “u”»
