Tutti i soldi che viaggiano tra Italia e Libia
Arriva a Roma il circo di Gheddafi e Repubblica spiega cosa c'è sotto i cavalli e le amazzoni

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Mentre l'invenzione cultural-architettonica milanese sembra aver perso un po' di smalto di fronte agli sgomberi forzosi, il racconto dei suoi giorni migliori

Li ha scelti Pitchfork: ci sono ovviamente i pezzi grossi, insieme a qualche nome che forse conoscete meno (e Aziz Ansari)

Storia, tratti fondamentali e citazioni pop dell'ordine di papa Francesco, "il primo Papa nero"

La band italiana è nelle classifiche di mezzo mondo e piace tantissimo negli Stati Uniti, mentre critici e intenditori di rock storcono il naso

Usare teorie complottiste e fantascientifiche per spiegare i pezzi che ci mancano della storia umana porta con sé dei rischi

A Roma alcuni volontari hanno ottenuto il permesso di coltivare piante in terreni dove c'erano discariche o avrebbero dovuto esserci palazzi

Il fondatore di Wikileaks ha risposto alle domande dei lettori del Guardian

Un racconto di un padre che voleva fare l'atleta e finisce per scrivere in modo compulsivo e di una figlia che gli corregge le storie, e in mezzo un farmaco e la caponatina [Continua]

Un siriano cattolico che ha fatto la rivoluzione contro Assad racconta come una ribellione pacifica è diventata violenta e poi è stata schiacciata tra l'ISIS e il regime

Un riassunto del Washington Post su tutto quello che è diventato il social network più popolare del mondo

«La libertà non è una medicina da somministrare con la violenza: il paziente te la sputa in faccia»

Ivan Scalfarotto racconta all'inizio del suo nuovo libro come iniziarono a cambiare le sue vite: a quarant'anni, a Londra

Sono 282, le ha messe insieme il Washington Post: ci sono cose buffe (boicottiamo gli Oreo!), cose contraddittorie e cose inquietanti

Si chiama Ofiuco, ma non viene preso in considerazione dagli astrologi che usano ancora le mappe del cielo dei babilonesi

«Molti anni fa mio “zio Michael”, ormai anziano, ospitò me e mio figlio nella sua casa nel Connecticut negli Stati Uniti. Un giorno, aprendo l’armadio a muro della camera per gli ospiti, era saltata fuori la sua uniforme di Buchenwald. Manca ormai da un decennio mio zio Michael, questo mio amatissimo parente, uno dei pochissimi scampati allo sterminio. Se mi immagino in dialogo con lui, vorrei rispondergli che il fascismo di oggi non è quello di allora che ha rialzato la testa, ma mi risuonano nella mente le parole della scrittrice Anne Rabe che tracciano un quadro terrificante di quello che la Germania dell’Est è diventata. La presenza della destra estrema è persino più spaventosa che negli anni in cui il mio amico Johannes era stato preso a calci dai naziskin di Lipsia. La paura è diffusa in chiunque non sia un simpatizzante, il controllo territoriale è esercitato da gente disposta a spaccare le ossa a chi sia inviso, il clima associabile allo spadroneggiare delle SA negli anni Trenta»
