Ridere, delle follie del mondo
«Che si può fare di utile e di intelligente, se non, come si dice nei peggiori bar del nostro paese, pigliarli per il culo? È la via migliore, tra l’altro, per non guastarsi l’umore»

«Che si può fare di utile e di intelligente, se non, come si dice nei peggiori bar del nostro paese, pigliarli per il culo? È la via migliore, tra l’altro, per non guastarsi l’umore»

«Le uniche Olimpiadi da giornalista le ho fatte a Los Angeles nel 1984. Avevo l’età degli atleti, per dire quanto tempo è passato. A differenza di loro fumavo molto e per stare sveglio la notte e dettare i miei articoli all’Unità bevevo ettolitri di Coca-Cola»

«Borbottare è lecito, criticare è utile, solo a patto che ci rendiamo conto della sensazionale epoca nella quale noi, non altri, abbiamo messo piede per primi. Abbiamo acceso un fuoco di impensabile fascino, maneggevolezza, comodità, sapienza (volendo). Godiamocelo. Almeno ogni tanto, felicitiamoci con noi stessi»

«È un capo ultras, il Salvini, che la povera politica italiana ha promosso a capo di partito. Su Malpensa ha stretto i tempi per potere avere la soddisfazione di fare lui l’annuncio, in quanto ministro dei Trasporti: alla faccia di chi non lo gradisce, l’aeroporto internazionale di Milano porterà il nome di Berlusconi»

«Rimango dell’opinione che Biden non avrebbe dovuto mettere nel conto un secondo mandato (Trump, nemmeno il primo)»

«Si è più vicini alle nuvole che alla società, da una certa età in poi. Spero che qualcuno mi avverta, quando sarà il mio momento, che è meglio guardare le nuvole»

«Montagne di cibo mediocre riempiono i carrelli dei frettolosi (ovvero di noi tutti). Non esiste etichetta che riporti il salario orario di chi ha curato o raccolto quel cibo. Abbiamo imparato a fare un poco più di attenzione ai possibili veleni, additivi a rischio, coloranti non richiesti, possiamo orientarci tra bio e non bio, ma dei costi sociali di quello che mangiamo siamo completamente all’oscuro»

«La bellezza senza sforzo, senza calcolo, di Françoise Hardy rimanda all’epoca – privilegiata – nella quale sembrò che un filo (appena un filo) di mascara, un paio di jeans, i capelli al vento e una macchina usata bastassero per mettersi in cammino, a condizione che si avessero vent’anni»

«Dicevamo: la democrazia. Generosa con i suoi nemici. Incapace per natura, per statuto, di essere intollerante con gli intolleranti. Questa è la sua prerogativa fondamentale, ciò che la distingue nel profondo, nella teoria come nella prassi, dalle dittature e dal totalitarismo»

«Dicono, quelli che ci sono passati, che anche in guerra, anche sotto i bombardamenti, anche nella malattia più severa, nella penuria più dura, ci sono momenti nei quali la vita risplende»

«Oggi solo evocare il nome di quell’autostrada indica qualcosa di vecchio. Di novecentesco. Da casello a casello, nessuno la percorre più»

«Non esiste un vaglio condiviso della violenza e dell’ingiustizia, ma se mai esistesse non è dalle due curve che potremmo conoscerlo. È negli altri settori dello stadio, dove ci si guarda l’un l’altro senza sapere esattamente come la si pensa»

«Provenienti quasi certamente dall’Asia, le melanzane fanno parte dell’enorme categoria delle specie vegetali migranti, o perché importate o perché arrivate per conto loro, senza chiedere il permesso a nessuno»

«Avevo omesso di dire in modo chiaro che la situazione, in Italia, non è per nulla woke. Anzi. Che non solo non è vero che da noi “non si può più dire niente”; ma è vero il contrario, si può dire tutto senza pagare alcun pegno, e anzi sicuri di avere una claque entusiasta»

«Se si perde il concetto che ogni persona è quella persona, e che in nessun caso, mai, si nasce macchiati dal peccato originale, beh allora la lunga catena dei sensi di colpa non sarà mai recisa»

«Non si era detto fino a un secondo fa che se c’è ancora una pallida differenza, tra il Pd e gli altri partiti, è la dimensione collettiva, è non essere il partito di una/un leader, ma un insieme fin troppo caotico di persone?»

«Visto che ogni morale è tacciabile di moralismo, forse bisognerebbe agitare, in un mondo così conforme alla stessa regola, il dubbio del conformismo»

«Credo sia imprescindibile la libertà d’espressione, credo sia altrettanto imprescindibile la libertà di critica. Credo sia sempre esecrabile e ottusa la censura, credo che l’idea che “si possa dire tutto, mostrare tutto”, sia altrettanto esecrabile e ottusa»

«Il sergente nella neve, il libro più famoso del papà di Gianni, Mario Rigoni Stern (ne ha scritti diversi altri, magnifici, sul rapporto tra l’uomo e la natura, gli alberi e gli animali, l’aria aperta e le montagne), è il racconto della ritirata degli alpini italiani dalla Russia»

«Quel mio articolo, pubblicato con rilievo non nella pagina degli Spettacoli, ma nelle cronache nazionali del giornale del partito comunista, è zeppo di luoghi comuni e pregiudizi. C’è tutta la presunzione e la rigidità ideologica dei miei venticinque anni».
