Precari, Bin Laden e Vandana Shiva

Non è vero che l’Italia è uno dei paesi con il più alto livello di precariato in Europa, non è vero che sono sopravvissuti solo 2 membri della squadra dei Navy Seals che uccise Bin Laden e ci sono diverse cose da dire a proposito di cosa si potrebbe – realisticamente – fare con i soldi ottenuti dalla lotta all’evasione fiscale. Sono alcuni degli errori e delle imprecisioni fatti in televisione e sui giornali questa settimana.

Maurizio Landini, segretario generale della FIOM, la federazione del metalmeccanici della CGIL, ospite martedì a Ballarò, ha sostenuto che l’Italia è uno dei paesi con i livelli di precarietà più alti. Non esistono dati per poter fare con sicurezza un’affermazione del genere e i pochi che sono disponibili sembrano indicare il contrario.

Il problema fondamentale è che non esiste una definizione univoca di precariato. Secondo l’ISTAT una definizione possibile potrebbe essere un contratto di lavoro con una ridotta o assente copertura previdenziale, senza copertura di periodi di vacanza contrattuale, con poca possibilità di transitare verso contratti stabili e con durata temporale particolarmente breve.

Si tratta di una definizione molto vaga ed è difficile fare stime precise e comparazioni a livello europeo. La comparazione più semplice è quella tra quantità di contratti a tempo determinato rispetto al totale di quelli a tempo indeterminato. Contratti precari e contratti a tempo determinato non sono due insiemi perfettamente sovrapponibili: l’insieme dei contratti a tempo determinato comprende anche contratti che difficilmente possono essere definiti “da precari”. In assenza di altri indicatori, però, la stessa ISTAT definisce questo indicatore “una solida base” per fare dei confronti sul precariato.

In un certo senso si può dire che i precari sono un sottoinsieme di coloro che hanno un contratto a tempo determinato. Nella sua indagine sul precariato l’ISTAT ha stimato i precari in circa 2,8 milioni, una cifra comparabile e poco inferiore a quella stimata da Eurostat per il totale dei contratti a tempo determinato.

Detto questo, passiamo ai numeri: l’Italia nel 2011 aveva il 13,4% di lavoratori a tempo determinato, a fronte di una media UE del 14% e dell’area euro del 15,8%. Germania, Francia, Svezia, Finlandia e Olanda hanno tutti livelli di contratti a tempo determinato superiori a quelli italiani. Resta il problema di quale sia la condizione di questi lavoratori a tempo determinato. In Italia potrebbero essere meno numerosi, ma ricevere un trattamento economico che li renderebbe “veri e propri precari”, mentre negli altri paesi europei potrebbero essere più numerosi, ma ricevere un trattamento economico e contrattuale che difficilmente li farebbe considerare dei precari.

Almeno in parte è così. I dati Eurostat mostrano che in Italia un lavoratore a tempo determinato riceve un salario basso (cioè inferiore alla mediana degli stipendi per ora lavorata) 2 volte e mezzo più spesso di un lavoratore a tempo indeterminato. Questo valore è superiore sia alla media dell’Unione Europea che a quella dell’eurozona, dove questa possibilità è “solo” due volte più alta per un lavoratore a tempo determinato. Finlandia, Francia e Olanda hanno tutti valori più alti dell’Italia, ossia lavoratori a tempo determinato hanno 3 volte – e in certi anche casi anche di più – la possibilità di ricevere un salario basso rispetto ai lavoratori a tempo determinato.

Sempre nel corso della puntata di Ballarò, Landini ha sostenuto che riducendo l’evasione fiscale si potrebbe introdurre il reddito di cittadinanza. Non è vero: le stime più diffuse riguardo l’evasione fiscale parlano di 120 miliardi di euro. Il costo stimato da la Voce.info per il reddito di cittadinanza è di circa 300 miliardi di euro. Probabilmente Landini si riferiva al reddito minimo garantito, che è una cosa diversa ed è stimato in “qualche” miliardo.

Sempre a proposito di cosa si potrebbe fare combattendo l’evasione fiscale, Davide Serra, gestore di fondi e sostenitore di Matteo Renzi alle primarie, ha sostenuto che cancellandola completamente, in sei anni sarebbe possibile portare il debito pubblico ai livelli della Germania. Matematicamente sarebbe possibile, ma, e vale anche per Landini, bisogna fare un’osservazione importante. Combattere l’evasione fiscale produce un aumento della pressione fiscale.

In altre parole: incassando 5 miliardi in più dalla lotta all’evasione fiscale si ottengono gli stessi effetti sulla domanda aggregata che si avrebbero aumentando le tasse di 5 miliardi. All’interno del PIL è compresa anche la stima dell’evasione fiscale. Quando sentiamo parlare di “pressione fiscale al 44% del PIL”, quindi, quel “PIL” comprende anche l’evasione fiscale. Se per magia da domani in Italia non ci fosse più un euro di evasione fiscale, questo porterebbe a un corrisponde aumento della pressione fiscale.

Proviamo a fare due conti a spanne. Il PIL italiano è di circa 1.500 miliardi, la pressione fiscale è stimata per il 2013 al 44% del PIL. L’evasione fiscale in Italia è intorno al 15% del PIL e porta a mancati introiti per 120 miliardi, cioè circa l’8% del PIL. Se da domani non venisse evaso più nemmeno un euro, la pressione fiscale salirebbe quindi intorno al 52%, una cifra molto superiore alla pressione fiscale di quasi qualunque paese europeo e probabilmente una delle più alte al mondo.

Nella puntata di Ballarò è stata ospite anche Vandana Shiva, un’ambientalista e attivista indiana che ha avuto un’accesa discussione con Davide Serra. Nei giorni successivi alla puntata, Shiva è stata definita “un’economista”. Non è vero – e non c’è niente di male. Laureata in fisica, Shiva non ha conseguito lauree o specializzazioni in economia – come è possibile verificare sul suo curriculum – né insegna economia in alcuna università. Specifichiamo che durante la puntata Shiva non è stata presentata né si è presentata da sola come economista – a differenza di Lidia Undiemi nella puntata di Ballarò di qualche settimana fa.

Shiva è una figura piuttosto controversa. Si è fortemente opposta, tra le altre cose, all’utilizzo del cotone BT, una variante del cotone geneticamente modificata introdotta in India nel 2002. Per supportare la sua posizione, Shiva ha spesso sostenuto che l’introduzione di questa variante di cotone si è rivelata dannosa per la produzione di cotone, per i redditi degli agricoltori e che quindi ha prodotto un aumento dei suicidi tra i contadini. I dati usati a supporto di queste affermazioni sono stati spesso contestati – secondo i critici alcuni dati sono stati interpretati male, mentre altri erano semplicemente falsi (qui, qui e qui potete trovare due articoli che riassumono le critiche ricchi di molti dati).

Nei giorni scorsi è circolata su molti giornali – sia sul Corriere della Sera che su Repubblica –  la notizia della morte in un incidente di un soldato americano che faceva parte del gruppo che nel 2011 uccise in Pakistan Osama Bin Laden. Secondo i giornali italiani, dopo questo incidente, sarebbero soltanto due i sopravvissuti del commando che compì l’operazione contro Bin Laden. Non è vero, o meglio: è impossibile saperlo visto che i nomi dei partecipanti all’operazione sono tutti – tranne uno – sconosciuti. Anche del soldato morto la scorsa settimana si sa solo che apparteneva al Seal Team Six – che ora si chiama DEVGRU – cioè quel reparto delle forze armate americane che compì il raid ad Abbottabad. Di questo gruppo fanno parte, si stima, tra i 200 e i 300 militari, di cui soltanto 22 parteciparono all’operazione ad Abbottabad in cui venne ucciso Bin Laden.

 

 

Davide De Luca

Giornalista. Ho scritto per l’Arena di Verona e per l’Agence Europe di Bruxelles. Ho collaborato ad alcuni libri d’inchiesta su CL e la finanza cattolica. Mi piacciono i numeri e l’economia e cerco di spiegarli in modo semplice. Su Twitter sono @DM_Deluca